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Surf Designs: Daniel “Tomo” Thomson

Surfer, shaper e guru del surf design a soli 33 anni: abbiamo colto l’occasione unica di fare quattro chiacchiere con Tomo durante un suo recente soggiorno in Italia.

 

Da pro surfer a guru del surf design di fama mondiale, Daniel “Tomo” Thomson a soli 33 anni è riconosciuto come uno degli shaper più innovativi degli ultimi anni. La sua ricerca di nuove linee innovative e futuristiche non si ferma mai, la sua fama, raggiunta grazie alle sue idee ultra moderne, lo ha portato a lavorare per una grande azienda come Firewire e a stretto contatto con i migliori al mondo come Kelly Slater con l’obiettivo di sviluppare alcuni shape tra i più performanti e unici che abbiamo visto di recente.

Ora che Tomo ha anche connessioni solide con il nostro Bel Paese, a seguito dell’importante collaborazione con l’ing. Riccardo Rossi (leggi qui l’articolo) per  l’applicazione degli studi di Fluido Dinamica Computazionale ai suoi design, non ci siamo fatti scappare l’occasione di farci quattro chiacchiere durante un suo recente passaggio in Italia e vedere cosa frulla nella testa di un guru del surf design.

 

 

Italian connection: Tomo (a dx) al termine di una session adriatica insieme all’ing. Riccardo Rossi e Marcello Zani (a sx) shaper di Sequoia Surfboards.

 

 

 

Ciao Tomo e benvenuto in Italia. Come hai trovato le onde di questa mattina?

Molto divertenti, altezza spalla-testa, alcune erano surfabili. Periodo molto breve ma arrivavano un sacco di onde e con qualche sezione divertente. Mi sono divertito.

Oltre a essere un ottimo surfista sei anche uno shaper molto in gamba, un vero e proprio guru del surf design riconosciuto a livello internazionale. Credi sia meglio o necessario per uno shaper essere anche un buon surfista?

Penso sia possibile per uno shaper essere un buon shaper anche senza essere un surfista bravo, ma sicuramente aiuta avere esperienza sulla tavola perchè puoi avere immediatamente un feedback ai tuoi shapes e testarli ad alti livelli, se poi sei anche un surfista molto esperto questo ti da anche la possibilità di capire subito come dovrebbe essere una tavola ben fatta.

Testi sempre direttamente tutti i tuoi shapes?

Si abbastanza. In tutta la mia carriera, e ancora oggi, sono solito shapare principalmente tavole che andrò a usare io stesso, disegnate appositamente per mantenermi motivato ed eccitato verso qualcosa di nuovo ogni volta. Quindi generalmente costruisco tavole che concepisco per come voglio surfare io, solo successivamente le faccio testare ad altri e di solito anche a loro piacciono.

 

Questa volta è stato Tomo a fare da tester per un prototipo di Sequoia Surfboards, e a quanto pare lo ha fatto funzionare a dovere.

 

 

La tua fama è in gran parte legata alle linee ultra moderne che hai sfornato negli ultimi anni. Hai cominciato shapando fin dall’inizio questo tipo di tavole o hai fatto la gavetta su linee più classiche?

No, per i primi anni ho shapato tavole normali dal momento che gareggiavo nel WQS Junior, quindi ero dell’idea di usare tavole moderne e high-performance. Tra il 2000 e il 2004 ho iniziato a surfare di più su tavole twin keel fish e ho cominciato così ad allontanarmi dalle short tradizionali iniziando a sperimentare con i fish.

Cosa ti ha portato verso questa necessità di sperimentare nuovi shape?

Penso che fossi un po’ stanco di tutta la scena delle competizioni e di voler cercare di diventare un pro surfer, così come facevano tutti gli altri. Dai vent’anni in poi ho voluto iniziare a rilassarmi e godermi il surf e in un certo modo riscoprire l’amore per il surf, credo quindi che fosse il momento giusto per saltare su un fish. Questo mi ha davvero aiutato a ritrovare il divertimento.

Qual è stato il passaggio che ti ha portato poi a creare i tuoi shape riconosciuti ormai come unici?

Immagino che dopo aver surfato per un pò con quei fish retrò, abbia realizzato che avrei potuto modernizzarli, quindi ho iniziato a sperimentare rocker più moderni, spessori inferiori e larghezze minori rispetto ai retrò tradizionali, finché le tavole hanno preso una loro forma che le differenziava dalle tavole che avevano tutti e hanno cominciato a caratterizzarsi come miei shapes unici.

 

I shape unici di Tomo adesso si arricchiscono dell’apporto dato dalla CFD, Fluido Dinamica Computazionale, grazie agli studi dell’ing. Riccardo Rossi.

 

 

Tornando alla session di oggi, ti ho visto surfare, e anzi letteralmente volare con leggerezza, su una tavola molto corta (un prototipo di Sequoia, ndr) e anche sulle onde più mosce. Spesso noi tendiamo a usare una tavola più grande o volumata quando le onde sono mosce. Cosa pensi di questo trend emerso recentemente, di scegliere la tavola in base al volume in litri anziché in base alle misure o alle linee in generale, come si faceva una volta?

Il volume è un parametro importante per capire cosa funziona per te, ma non è tutto. E’ solo un elemento tra i tanti da considerare per scegliere la tavola, ma è bene tenerne conto così poi puoi sperimentare diverse forme di spazio e di volume che tu sai lavorano bene per te. Sono solo più informazioni a disposizione del cliente e delle persone per capire cosa va bene per loro.

Come consiglieresti quindi di procedere nella scelta di una tavola?

Il volume è un buon punto di partenza. Se scegli il corretto volume hai buone possibilità di trovare poi la misura giusta di tavola. Poi dipende da quali onde sei solito surfare. Se surfi spesso onde piccole, può essere una buona idea aumentare un po’ il volume. Io personalmente, uso tavole più volumate su onde piccole, mentre su onde grosse uso tavole con poco volume, poiché non hai bisogno di troppo volume sulle onde potenti in quanto l’onda ha già tutta la potenza di cui hai bisogno e non ti serve galleggiare troppo.

Sulle tipiche onde dell’Adriatico come quelle che hai surfato oggi che tipo di tavole pensi funzionerebbe meglio?

Quella che ho provato oggi di “Cece” lavorava abbastanza bene, quindi prenderò spunto da lui per le onde piccole! Penso che una tavola larga con un rocker piatto vada bene qui, tutto ciò che abbia un po’ di velocità nella planata, e qualcosa con un po’ più di volume rispetto a una short tradizionale andrà bene.

 

Alcune delle linee che hanno reso famoso Tomo. Foto Hilton Dawe

 

Chi ti ha ispirato come shaper?

Mio padre era un bravo shaper e sperimentava parecchio, ho avuto la fortuna di imparare molto da lui. Poi ho voluto differenziarmi da lui, avevo le mie idee e volevo costruire qualcosa di diverso, quindi piano piano ho sviluppato un mio stile, finché come ti dicevo ho iniziato a surfare su tavole fish e allora il mio stile si è differenziato ulteriormente. Come surfista ho sempre cercato tavole che mi ispirassero e mi permettessero di surfare meglio, così è diventato naturale per me avere nuove idee di come dovrebbe essere la mia prossima tavola e sperimentare diverse linee.

Da dove hai preso invece l’ispirazione per quelle linee e tail che vediamo nei tuoi design?

Più che da altri shaper, per quelle traggo ispirazione da qualsiasi cosa. Non amo particolarmente lavorare con altri shaper. Mi piace guardare cose diverse, come aeroplani o macchine e qualsiasi cosa che mi possa ispirare a pensare in modo diverso o semplicemente a partorire nuove idee. La sensazione di sentirmi ispirato è la cosa che mi piace di più. Hai presente quando ti senti eccitato perchè stai creando qualcosa di nuovo, è una sensazione di cui non posso fare a meno.

Sappiamo che hai studiato fluido dinamica già prima di conoscere gli studi di Riccardo Rossi, adesso grazie alla sua collaborazione hai anche un riscontro scientifico.

Si, idrodinamica, fluidodinamica, geometria e matematica possono essere fonte di ispirazione per avere nuove idee o capire come l’acqua fruisce. Ogni comportamento di un fluido intorno a un oggetto è super interessante perchè non necessariamente avviene nel modo in cui tu pensi avvenga. Devi studiare e imparare quello che succede, portanza e resistenza, scorrimento e tutte quelle strane cose che succedono sotto una tavola. Sono cose interessanti e divertenti da studiare ed aiuta a essere più dentro una cosa e creare nuove soluzioni. Conoscere Riccardo e poter applicare i suoi studi ai miei design è un cerchio che si chiude.

 

 

 

Ho letto in una tua intervista di qualche tempo fa che la tua missione è quella di creare la tavola più performante possibile. Come intendi questo concetto e soprattuto pensi che una tavola super performance vada poi bene per il surfista comune?

Penso che la tavola perfetta debba essere facile da usare. Se una tavola è facile da usare ti permette di surfare meglio. Ogni surfista con un po’ di esperienza può guadagnare molto da una tavola molto stabile e molto veloce, è più semplice surfare su tavole stabili perchè non traballano e non si ribaltano. Generalmente non credo nelle vecchie linee tipiche della tavole high performance, come i nose appuntiti e le poppe strette, poiché sono molto instabili e necessitano di un’onda potente per acquisire stabilità e velocità. Per questo motivo credo nei miei outline paralleli (es. l’outline della sci-fi, ndr) poiché sono molto stabili e veloci e chiunque li può surfare, da questi shapes possono guadagnare molto sia surfisti di livello molto alto sia quelli di livello intermedio.

Quindi quando inizi a pensare ad un nuovo shape, non solo pensi alla performance ma anche ad una tavola che possa funzionare per tutti…

Esatto, credo che la funzione fondamentale di una tavola sia quella di performare facilmente su un’onda. Su una short tradizionale devi metterci un sacco di energia per farla funzionare, per esempio devi pompare per farla viaggiare sulla parete dell’onda e questo non ha senso. Secondo me una tavole migliore è qualcosa che sia stabile e abbia allo stesso tempo velocità, che scivola e scorre con l’energia che è già là e non la contrasta. Quindi la tavola performante perfetta per me è qualcosa che migliora l’energia nell’onda e allo stesso tempo reagisce direttamente all’input del surfista.

A che punto ritieni di essere in questa tua ricerca? Hai trovato la tavola perfetta?

Penso di essere riuscito a ottenere una tavola altamente performante in un modo completamente diverso da quello in cui lo hanno fatto gli altri. E’ quello che chiamo Modern Planing Hull (MPH), una tavola come la Evo, la Vader o la Sci-Fi. Queste tavole hanno linee uniche e hanno fornito un approccio diverso al surf high- performance che consiste in tutta la velocità, lo scorrimento e anche il surf radicale che permettono di fare, quindi sono molto felice del risultato raggiunto. Adesso sto tornando a guardare altri design come i fish, sto rivisitando altre forme e cercando di ridefinire il livello di quelle tavole con quello che ho imparato dal concetto del planing hull, cercando di portare un progresso in ognuno un po’ alla volta.

 

Sarà la Sci-fi la tavola perfetta? Di certo sotto i piedi di Slater funziona.

 

 

Tra i tuoi tester puoi godere del talento di uno dei migliori, una leggenda come Kelly Slater. Quando avete iniziato a lavorare fianco a fianco?

Kelly ha mostrato interesse in Firewire poco più di un anno fa e dal momento che lavoravo a stretto contatto con Firewire ho avuto l’opportunità di iniziare a lavorare subito con lui fin dall’inizio e prima ancora che qualcuno ne venisse a conoscenza. Così ho iniziato a lavorare subito su alcune tavole che fossero pronte per lui e che pensavo potessero piacergli. Ho avuto un po’ di vantaggio sugli altri e dopo che ha surfato con le mie tavole e ha visto che gli piacevano, ho avuto la fortuna che scegliesse di lavorare con me all’inizio anche per il suo brand Slater Designs. La Sci- Fi e la Omni sono i primi shape che ho fatto per Slater Designs, sono stato fortunato!

E’ stato impegnativo lavorare con uno come Slater? 

Beh, i suoi standard per una buona tavola sono molto molto alti. E’ una sfida riuscire a creare qualcosa di nuovo e allo stesso tempo che rientri nei suoi standard. Quindi si, è stata una grossa sfida, di sicuro non è stato facile, ma credo che abbia davvero apprezzato le teorie e le sensazioni che ha trovato nelle mie tavole, si è trattato di riuscire a mixare quello a cui è abituato di solito con un po’ del mio stile per riuscire a creare qualcosa in cui trovassero armonia le sue idee di tavole perfetta con le mie. C’è voluto un po’ di tempo ma penso che alla fine siamo riusciti a ottenere quell’armonia.

Con quali altri rider ti piacerebbe lavorare?

Con ognuno dei top rider al mondo sarebbe divertente lavorare, in questo momento mi piace molto lavorare con Stuart Kennedy. E’ un surfista molto bravo e anche uno di quelli con un’ampia apertura mentale quando si tratta di provare cose diverse. Può tranquillamente passare da uno shape all’altro e spaccare con entrambi ad alti livelli, non è troppo conservatore e non si fossilizza su una tavola sola come fanno molti altri pro surfers. Ho lavorato un po’ anche con Tom Curren negli anni, anche lui è molto aperto alle novità e tutti sanno quanto sia bravo Tom, mi ha aiutato molto anche nella mia carriera di shaper. Quindi lavoro sia con i pro surfer sia con il team Firewire, lavoro con persone molto diverse tra loro e passo dopo passo sto entrando nel mondo del pro surfing con i miei shape alternativi.

 

Tomo durante i test della Vader.

 

Cover foto: anche un materassino può essere fonte di ispirazione per elaborare nuove linee.

 

 

 

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