Surfcorner 15 Years

Buongiorno…

Il racconto di Andrea Lamorte per il concorso Surfcorner 15 Years Summer Contest.

Diamo il benvenuto al primo racconto di Andrea Lamorte per il concorso Surfcorner 15 Years (tutti i dettagli per partecipare a fondo articolo). Andrea ci ha ricordato, con questo racconto di un day trip, i sacrifici che siamo disposti a fare per passare anche solo poche ore di surf in acqua, tanto più quando si vive lontani dal mare.

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Cover Foto: Andrea Giana

 

 

BUONGIORNO…

O buonanotte, a quest’ora fa poca differenza.

Sono le 3:48. La sveglia è puntata alle 4:15 ma io ho gli occhi aperti già da un pezzo.

Chissà quanti miei coetanei normali staranno tornando da lunghe feste in discoteca… ma io ho il Mare dentro, e a quest’ora mi sveglio.

Accendo il fuoco sotto la moka come un rito, preso dai miei pensieri, e scaldo le mani sopra il calore della caffettiera come un senzatetto col fuoco, queste miei mani che ultimamente sento così diverse, pronte a percepire il mondo.

Zucchero e un goccio di latte: il caffè della mattina è un piacere indescrivibile… mi siedo e me lo gusto mentre faccio l’inventario delle cose fondamentali da prendere: tavola. Muta. Asciugamano. Ok c’è tutto, posso andare…

Come metto il naso fuori casa sento l’aria pungente della mattina. La mattina presto l’aria è sempre pungente, pure d’estate. E in inverno diventa tagliente. Alzo la testa a guardare le stelle, sorrido e sono contento…

 

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Foto Paola Gai

 

 

Il primo tratto di autostrada è dannatamente dritto:una lunga striscia d’asfalto millimetricamente uguale, scientificamente a prova di sonno. Ma l’adrenalina mi corre lungo il corpo e non mi lascia tregua, i miei occhi sono belli vispi, e percorro il cemento che mi separa dalla mia meta sulle note di Ben Harper: “I can change the world with my own two hands”.

Appena sveglio non avevo fame ma ora lo stomaco comincia a farsi sentire. Mi fermo giusto un attimo: brioche alla crema e cappuccino. Nell’autogrill solo due stanchi camionisti a farmi compagnia, e la ragazza al bancone, stanca pure lei, mi guarda con aria interrogativa, come a chiedersi cosa mai ci facessi lì a quell’ora. Ora va meglio, posso ripartire.

Cantando il viaggio passa in fretta, e presto scorgo nel buio le due grosse ciminiere a strisce bianche e rosse appositamente rinominate Pippi Calzelunghe quando io e mia cugina eravamo piccoli, segno inconfondibile che eravamo finalmente arrivati al mare.

Da qui manca poco, ed ecco che la parte alta dell’addome comincia a chiudersi come una morsa. Più avanzo e più si chiude, in una vibrante sensazione che oserei definire viscerale.

Ora ci pensa Bob Marley a darmi la carica: “I’m gonna be Iron like a Lion in Zion”.

 

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Foto Paola Gai

 

 

Arrivato al casello i miei sensi di colpa iniziano a pensare a quali rinunce potrei fare durante la settimana per recuperare il costo non indifferente dell’autostrada, ma non è il momento per pensarci, ora ho un appuntamento al quale non posso mancare. Recupero il resto e.. no mi è caduta una monetina! Apro la portiera e allungo il braccio ma la cintura mi tira e c’è uno dietro uffa… allungo ancora un po’ e.. presa! Erano 50 centesimi. Butto nello zaino e riparto.

Il respiro si fa sempre più affannoso e le dita battono nervosamente sul volante, le monete non cadono mica per nulla. Sono sul lungomare e cerco di spiare qualcosa dal finestrino ma è ancora troppo buio per vedere più di una grande macchia scura. Parcheggio nel primo buco libero e spengo la macchina. Prima di scendere alzo la testa e do un’occhiata alle bandiere: è da terra.

M’incammino per il Molo Marinai d’Italia pregustandomi lo spettacolo. Curioso ma sicuro, me lo sento che c’è. E’ buio per vedere la parete dell’onda, ma la schiuma scintilla luminosa nella notte, perfetta, lo sbuffo da dietro è la firma dell’artista: il vento da terra tiene tutto perfettamente in ordine, oltre a dare quel tocco gelido all’aria. Sopra di me solo le stelle, ma guardando verso est il cielo sfuma delicatamente passando tutte le tonalità di blu verso l’azzuro, verde, giallo e infine arancione. Lo stesso arancione che rende le onde dall’altra parte del molo delle sinuose curve dorate. Non posso che sorridere di fronte a cotanta bellezza, rimango estasiato.

 

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Foto Paola Gai

 

 

Ah il Mare. L’oceano è bello, ma qui mi sento a casa.

M’infilo la muta in pochi secondi. È un po’ che non surfo con la muta. Mi lega un po’, ma mi piace, mi sembra di essere un supereroe. O forse i surfisti che vedevo quand’ero piccolo mi sembravano dei supereroi, e speravo di poter mettere anch’io la muta, come loro. Insomma per un motivo o per l’altro mi piace surfare con la muta. Sistemo l’orologio. Quanto mi piace entrare in acqua senza, e stare finchè mi reggono le gambe. Ma non oggi. Sono quei famosi compromessi.

Prendo la tavola. Pronta dal giorno prima, meno male. Non mi piace montare le pinnette appena prima di surfare, la chiavetta è troppo piccola per le mie mani tremanti da emozione. Corro veloce dalla macchina alla spiaggia e faccio due saltelli a caso: parte integrante del mio riscaldamento pre surf che potrei riassumere in “breve e conciso”. La sabbia è gelida e quasi non sento le dita dei piedi ma l’estate ha fatto il suo dovere e mi allieta scoprire come l’acqua d’inizio ottobre sia piacevolmente tiepida.

Una bracciata dopo l’altra. La muta mi stringe. Il fiato è corto per l’emozione. L’arancione che prepara l’arrivo del sole ha scollinato al di qua del molo, rendendo anche qui tutto dorato. È magnifico.

 

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Foto Alice Faraudello

 

 

Prendo la prima onda. Mi alzo in piedi. Velocità e bam! Alzo acqua. Scarico energia. Mi sento più leggero. Ancora.

Intanto anche le nuvole basse all’orizzonte prendono un colore dorato. Sua maestà il Sole sta per apparire sulla scena.

Mi fermo un attimo. Rimango immobile seduto sulla tavola. Le mie mani sfiorano l’acqua. L’accarezzano. E respiro profondamente.

Dicono che i momenti più belli siano quelli che ti tolgono il respiro. In realtà io in questi momenti mi sento finalmente di poter respirare davvero. Sento l’ossigeno che mi penetra l’anima e mi riempie il cuore. Solo in questi momenti. E quando bacio Lei.

E poi ancora surf. Sono un artista. L’onda è la mia tela. Prendo velocità e disegno. Curve Schizzi Cado e mi rialzo. Movimento Energia Vita.

 

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Foto Nicola Bresciani/Surfculture

 

 

Il sole è ormai alto nel cielo, chiudo gli occhi e mi volgo a lui per sentirne il calore.

É ora di uscire, devo tornare a casa per lavorare nel primo pomeriggio. I compromessi.

Ancora un’onda e mi faccio portare fino a riva.

Mi cambio in fretta concentrandomi ancora sui colori dell’acqua, sulla bellezza delle onde, sul calore del sole. E riparto.

Il ritorno è veloce: un po’ di musica, cioccolato e un bel carico di endorfine che rendono tutto più piacevole.

Torno a casa con le labbra salate. Pieno di energia del Mare. Docile fibra dell’universo. Leggero come una spiga di grano cullata dal vento.

Arrivo a lavoro in perfetto orario. Comincia la giornata.

Buongiorno…

 

 

“Il mio racconto parla di una levataccia fatta per surfare all’alba in uno spot ben noto partendo da Torino, dove vivo. E’ stata scritta in un momento molto particolare della mia vita, ero da poco tornato dal Senegal dove ho passato tutta l’estate e stavo giusto cominciando un importante percorso di studi (Osteopatia, ecco l’importanza delle mani) dopo aver finito l’università. E’ stato un momento difficile, carico di emozioni e scelte importanti.. di quei momenti che ti frullano come un wipe out giusto per ricordarti chi sei!

Ho scelto di corredare il testo con foto in bianco e nero perchè voglio che sia il lettore a colorarle con le parole del mio racconto…”

Per le foto ringrazio Paola Gai, Alice Faraudello, Andrea Giana (scatto che fa parte di un bellissimo progetto fotografico in mare chiamato LINE UP) e il mitico Nicola Bresciani .” – Andrea Lamorte

 

 

 

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CONCORSO SURFCORNER 15 YEARS

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http://www.surfcorner.it/2015/06/23/surfcorner-15-years-summer-contest/

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SURFCORNER 15 YEARS

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Un ringraziamento agli sponsor che hanno reso possibile questo concorso:

www.surfmaldive.com
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