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La Blakka Board di Federico Neri

Sarà in grado una tavola progettata da un surfista italiano di rivoluzionare il mercato?

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Federico Neri è un surfista livornese trapiantato da anni sulla costa ovest Australiana, dove oltre a surfare regolarmente ha messo a frutto le sue competenze nautiche per la progettazione della Blakka Board, una tavola che può essere surfata da entrambi i lati. Il progetto è di sicuro molto curioso , ma per decollare ha bisogno di fondi. Nel frattempo ne abbiamo parlato con il suo creatore per avere maggiori dettagli.

 

Ciao Federico, parlaci un po’ di te e del tuo background

Mi chiamo Federico Neri, sono nato a Livorno il 26 ottobre del 1975, faccio parte della seconda generazione di surfisti livornesi. Ho iniziato con il bodyboard e lo skateboard nel 1986, nel 1989 mi sono focalizzato sul surf da onda e lo snowboard (durante i mesi invernali). Gia` nel 1992/93 facevo parte del team di Marafrica e sponsorizzato Costa Ovest dove li rappresentavo nel circuito juniores dell` A.S.I. (la prima associazione per i contest a livello nazionale, capeggiata da Alessandro Dini). Dal 1994 al 1997 ho fatto parte del team Hoasy Surf e usavo tavole Dirty di Roma.

 

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Quand’è che ha cominciato a prendere forma l’idea della Blakka Board?

Proprio durante questi anni dove la mia dedizione rimbalzava dallo skateboard al surf e  allo snowboard, iniziavo a sentire il mixarsi delle manovre tra le tre diverse discipline, tanto che riuscii a trasferire la manovra 360 dallo snowboard alla tavola da surf, come l`aerial che viene dallo skate board. A quei tempi nutrivo una vera adorazione per Christian Fletcher, il mio idolo. Come dicevo, proprio in quel periodo durante le superiori un giorno mentre ero in classe e la mia mente viaggiava lontano, feci un semplice disegno stilizzato sul diario, un’onda e un omino che fa un floater snappato con pinnette davanti e dietro.

Dopo quel disegno c’è stata un’evoluzione?

Sempre durante le superiori smetto le competizioni che capitavano a bomba durante studi e gli sponsor non pagavano neanche piu` la benzina per spostarsi, la vita va avanti e nel 2005 decido di riprendermi una rivincita con il surf e vivere per surfare il più possibile. Ho lasciato l`Italia e sono andato a vivere in Australia a Perth WA, dove sinceramente mi aspettavo molto di più a livello onde, comunque come frequenza sempre meglio di Livorno. Lavoro, surfo e mi creo un nucleo familiare con Viviana mia moglie e Augusto (Gus) mio figlio.

 

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Quand’è che la tua idea ha cominciato a prendere forma in modo più concreto?

Una mattina del Febbraio 2012 ero da solo a casa, lo swell era piccolo e decido di focalizzarmi con youtube surf videos, e proprio durante la visione di un video dove Rob Machado fa una prova di una tavola che poteva essere utilizzata sia in acqua che sulla neve, boom come un grosso flash back mi ritorna a mente quel piccolo disegno che durante le superiori disegnai sul mio diario e da quel momento ho iniziato a sviluppare il disegno tecnico della BLAKKABOARD e il F.I.F. (Flick In Fin System).

Di cosa si tratta esattamente?

La BLAKKABOARD, che prende il nome dal mio cognome tradotto e messo in forma slang inglese, è una tavola dalla forma di un quad a due poppe con un doppio set da quattro pinnette retrattiili, uno per ogni estremità. Per quanto riguarda il sistema (F.I.F.) delle pinnette non si tratta altro che di una scassa con un perno all`estremità posteriore dove la pinnetta viene innestata manualmente senza viti,  si blocca semplicemente con uno scatto. La particolarità di questo sistema è che si ha la possibilità di far rientrare la pinnetta nella scassa fino a scomparire e quindi passare attraverso la tavola stessa e dare la possibilità al rider di poter effettuare manovre in reverse o in switch.

 

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Dal punto di vista tecnico hai progettato e realizzato tutto da solo?

Devo chiarire innanzitutto che ho fatto il liceo nautico come scuola superiore e che ho basi di costruzione di navi, movimenti ondosi e filetti fluidi, materia che mi ha aiutato tantissimo per lo sviluppo del progetto, non meno importante il disegno tecnico che è la base del progetto stesso. Nella realizzazione pratica della tavola ho avuto l’aiuto di uno shaper, Colin Earle, grande competitore dei primi anni ottanta e diretto rivale di Tom Carrol. A parte Mr Earle, che ha shapato la tavola seguendo le mie indicazioni, per la realizzazione del progetto ho fatto tutto da solo.

Non è pericoloso il fatto che le pinne sotto il nose risalgono sul deck quando surfi dall’altro lato?

No non è pericoloso per più motivi: non è una pinnetta affilata come le standard, la pressione del piede non farebbe salire la pinna e cmq la posizione è sempre arretrata rispetto al baricentro della tavola e le pinne posteriori sono sempre in posizione al disotto della tavola per frizione del fluido e per gravità.

 

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Federico Neri mostra la Blakka a Kelly Slater

 

Dopo aver esibito in pubblico la Blakkaboard hai avuto qualche riscontro? 

A livello Australiano questo progetto stà creando molto interesse tanto che alcuni blog ne stanno parlando, ovviamente anche se ho preso la cittadinanza Australiana sono sempre un Italiano che stà sconvolgendo il mondo del surf (paragonabile ad un Jamaicano che disegna bob da neve) e qualche anglosassone potrebbe non essere felice a riguardo.

Ho visto dalle foto che hai mostrato la tavola anche a surfisti noti come Slater, Medina… Hai ricevuto pareri positivi?

Slater pensa che sia arrivato il momento di imparare in switch mode.

 

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Pensi che una tavola come la Blakka possa avere un mercato ed essere apprezzata? 

Questo tipo di tavola per quanto mi riguarda dopo una mia ricerca è potenzialmente vendibile a 7 milioni di surfisti che abbiano almeno provato skateboard o snowboard e hanno già un approccio verso trick in switch e riverse.

Cosa ti frena nella produzione della Blakka e nella sua immissione sul mercato?

Fino ad ora, solo per realizzare il progetto ho avuto un costo pari a 25.000 dollari australiani. Al momento mi sono rimaste solo quattro piccole modifiche per entrare in produzione le quali mi costeranno circa altri 15/20.000 AUD e che posso effettuare solamente nel caso in cui trovi aiuti o sponsor interessati a supportare il progetto stesso. Al momento, con mia moglie Viviana, per trovare i fondi stiamo creando una linea semplice di magliette, felpe e cappellini firmati Blakkaboard che saranno presenti su Ebay, in attesa che qualche finanziatore si faccia avanti o del tempo che ci vorrà per entrare in produzione.

In bocca al lupo Federico!

Crepi! Un grosso saluto a tutti i surfisti italiani e grazie dello spazio che mi avete concesso.

 

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