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Articoli | 23 luglio 2013

La Fotografia di Mario Rubbino

Abbiamo avuto il piacere di conoscere Mario Rubbino in occasione della cover dell’ultimo numero di surf latino… è spuntato, come dire, dal nulla  e all’improvviso si è ritrovato con una foto sulla copertina di uno dei mag storici italiani. Parlando con lui abbiamo scoperto che Mario, come noi, è totalmente dedito al surf ed è riuscito ad organizzare la sua vita per vivere il sogno. Da poco ha messo online il suo nuovo sito e abbiamo colto l’occasione per conoscerlo meglio. Ve lo presentiamo nell’intervista che segue e nella fotogallery a fondo pagina.

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Roberto D’Amico in galleria, Costa Rica. © Mario Rubbino

 

 

Ciao Mario, raccontaci prima di tutto qualcosa su di te…

Sono nato e cresciuto in Sicilia, la terra del sole e del mare, un luogo piacevole dove trascorrere la propria infanzia e faccio surf da nove anni. Sin da piccolo e grazie ai miei genitori, trascorrevo le vacanze ed i fine settimana in giro per l’isola, fra campeggi sul mare, spiagge e baie inesplorate che oggi definirei più spot. Sempre a stretto contatto con l’ambiente marino ho sviluppato un forte attaccamento e rispetto per il mare e ciò che ne fa parte, oltre ad una certa acquaticità che mi aiuta ad esprimermi al meglio nel mio “ufficio”. Ringrazio sempre i miei genitori per avermi cresciuto così, come un pesce, ed avermi fatto amare profondamente il mare.

Come ti sei avvicinato al surf?

Purtroppo ho conosciuto il surf tardi, poichè facevo tanti altri sport, principalmente basket e snowboard. Finito il liceo mi sono appassionato di grafica, fotografia e video e pertanto ho fatto diversi corsi al fine di approfondire questi settori. Solo all’età di 20 anni, per la prima volta sono venuto a contatto con il surf, quando un mio caro amico mi portò in uno dei primi surfshop di Catania, “Spinout Action”.
Avevo sempre avuto “il pallino” per questo sport ma come tanti non avevo idea che si potesse praticarlo anche qui in Sicilia. Quel giorno ho conosciuto il “guru” siciliano Alessandro Boi, e da li è nato tutto. Da quel momento ho capito di non aver solo trovato il mio sport, ma anche e soprattutto un sogno. Sportivo da una vita, avevo praticato sempre altro, ma mai nessuno mi aveva dato tanto come il surf. Sarà stato il profondo feeling con il mare, i suoi profumi, la sua forza, l’energia che solo lui mi trasmetteva e mi trasmette ancor più tutt’oggi. Non so come spiegarlo, mi ha acceso un qualcosa che mai più si è spento.

… a tal punto da dedicare la tua vita al surf, giusto?

Da quel momento ho sempre vissuto in funzione del surf. Ho creato un sito, il Sicilsurf.it, per avere tutti i contatti possibili dell’isola e trovare le migliori condizioni, condividendole con quei pochi amici “malati” come me. Ho iniziato a fare video, foto ed appassionarmi dello scatto di surf, del momento giusto da catturare.
Nel frattempo studiavo fotografia e lavoravo in una agenzia che si occupava di grafica e montaggio video che mi permetteva ogni anno di mettere dei soldi da parte per fare almeno 2 surf trip.
Fino a che ho deciso che non mi bastavano più solo pochi giorni passati in giro per il mondo, prendendo quindi la forte decisione di trasformare la mia passione in lavoro.
Da lì ho iniziato una prima collaborazione con il surf shop DNA-shock di Catania e successivamente con l’attuale scuola di surf gestita da G. Gentile, organizzando qualche surfcamp. Mi sono poi innamorato del Costa Rica e lì ho deciso di intraprendere un’ attività che tuttora gestisco (www.santateresasurfhouse.com). Nel frattempo, al fine di migliorarmi, ho preso tutti i brevetti per insegnare questo sport, così da poterne trasmettere la sua bellezza.

 

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Da quanto tempo è che ti sei appassionato seriamente di fotografia surf e perchè?

Ormai faccio foto da 5 anni. Nelle varie riviste, acquistate in giro per il mondo, mi soffermavo sempre sugli scatti dall’acqua perché mi affascinava l’idea di catturare quel momento, e mi chiedevo come diavolo facessero! Poi venendo a contatto con diversi fotografi, stressati dalle mie domande, entrando in acqua con una semplice gopro montata su un bastone, e curiosando su internet, ho approfondito tutto ciò che riguardasse questo mondo con tutti i pro e i contro che ne fanno parte, soprattutto per chi, come me, viene dalla Sicilia. Ma poiché amo l’azione, e nella fotografia dall’acqua la vivo in prima persona, ho deciso comunque di intraprendere questa attività. Continuo tutt’oggi ad inseguire questo sogno con tutti i compromessi che la vita mi mette di fronte. Credo che le passioni non bisogna mai abbandonarle, crederci è il primo passo.
In principio, la fotografia la vivevo solo come un hobby, facevo foto da terra per il mio sito o per i clienti dei surfcamp. Ma in seguito a diversi avvenimenti, ho pensato seriamente a convertire quest’hobby in lavoro. Ed approfondendo l’aspetto della fotografia dall’acqua, da lì a poco, mi sono ritrovato in line-up a scattare foto. Non so perché, ma io in acqua sto meglio, anche quando faccio foto.

Che cosa cerchi nella tua fotografia surf?

Innanzitutto cerco il contatto con la natura e il mio elemento primario. Il motivo per cui faccio foto surf nasce anche dal desiderio di essere tra le onde per cogliere quell’attimo di energia, luci e colori che solo in acqua puoi vedere, sentire e capire. Solo alcuni possono comprendere tutta l’intensità di uno scatto dall’acqua nel suo insieme. Chi fa surf la può percepire meglio perché la vive. La mia, forse, era solo la voglia di mettere in pausa quell’attimo e condividerlo.

Questo però ti porta anche via del tempo per surfare. Nonostante questo inconveniente riesci a trovare quello che cerchi?

Ovviamente la fotografia mi porta via tempo che potrei dedicare a surfare e spesso devo scattare nelle condizioni migliori per esigenza del privato, sponsor o rivista… Ma è comunque un lavoro che mi piace, l’azione mi coinvolge e gli scatti migliori sono come una droga, ho bisogno di farne sempre di più per realizzarmi. Inoltre in determinate condizioni ho l’adrenalina a mille che mi esce dalle orecchie!! Poi comunque un’ora di surf me la ritaglio quasi sempre, beh non avrebbe senso se no. Adesso, anche quando faccio surf, paradossalmente, vedo altre prospettive, luci, colori che poi ritrovo nelle mie immagini… Questa è una sensazione bellissima, ogni volta che si verifica. Non dipende più dal posto in cui mi trovo, ma solo dal mare, dalla sua condizione, dal sole, dalle nuvole e dalla natura che mi circonda. Certo pellicani in Sicilia non ne ho mai visti ma luci, ombre e colori li ritrovo anche qui, così come in scatti fatti alle Hawaii o in Costa Rica. Queste sensazioni me le porto dentro e quando si verificano è meraviglioso.

 

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Roberto D’Amico nello scatto della cover di Surf Latino 58. © Mario Rubbino

 

Nello specifico come riesci a conciliare la passione per la fotografia con l’anima surfista?

In Costa Rica riesco a conciliarle bene, di solito faccio 1 o 2 servizi al giorno, quindi il tempo per surfare all’alba o al tramonto di solito non manca. E quando hai onda tutti i giorni non ti fai grossi problemi. E poi penso: “E’ lavoro” e sorridendo dico “ma che lavoro è, se mi piace?”. Mi ritengo per ciò fortunato.
Quando non ho servizi privati faccio sempre una sessione di foto nelle condizioni migliori, nel picco più affollato, cercando il momento tubante che è la situazione che amo di più per la mia fotografia. Sono stato in acqua fino a 5 ore consecutive, mi diverte scattare e la cosa più bella è lavorare con professionisti o gente che spacca; ciò mi permette non solo di perfezionare lo scatto e provare un’emozione fortissima, carica di adrenalina, ma anche di vedere dal vivo il gesto atletico e quindi provarlo nel mio surf, divertendomi anche in questo. Il problema nasce quando sto fuori dall’acqua, ad esempio capita che rientrando in Sicilia durante il periodo estivo, debba stare senza poter surfare per molto tempo, ed io già solo dopo 3gg senza onda mi sento un uomo distrutto!

Quale percorso hai seguito prima di approdare alla fotografia dall’acqua?

Non ho seguito un percorso ben definito. Si, facevo foto da terra, ma fino ad allora non avevo mai pensato di farlo per lavoro. Era in parte un hobby, in parte un servizio in più da offrire ai clienti dei surfcamp in Costa Rica. In Sicilia, le facevo per arricchire i contenuti del sito Sicilsurf. Mi divertiva tanto e mi piaceva quando ottenevo degli scatti migliori di quanto aspettato. Quando  poi ho deciso di trasformare quest’ hobby in lavoro, ho sentito il bisogno di studiare e mettere in pratica ciò che apprendevo, sia dall’acqua che da terra, per riottenere quegli scatti che per me facevano la differenza. E’ stata proprio la fotografia dall’acqua la mia fonte d’ispirazione maggiore! Ed è lì che ritrovo me stesso nell’azione, dopo un bello scatto, ne voglio subito un altro.. solo lo sfinimento mi fa tornare a riva.
Durante i miei viaggi ho conosciuto il proprietario di Liquid Eye. Così mi sono fatto fare “homemade” su misura il mio primo scafandro. Esso aveva solo il grilletto di scatto con messa a fuoco manuale e nient’altro. Dovevo risparmiare! Non è stato semplice. Ero costretto ad impostare tutto fuori, prima di entrare. Per qualsiasi cambiamento di luce o la necessità di modificare delle impostazioni, era necessario uscire dall’acqua. La stagione andò molto bene e da quel momento iniziai a lavorare più seriamente. I risultati furono soddisfacenti e pertanto decisi di investire i guadagni in un’attrezzatura più importante e di continuare a battere su questa strada.

A livello di complessità, attrezzatura, tecnica o altro, quali differenze riscontri tra la fotografia dall’acqua e quella da terra?

Vi sono tante differenze fra foto dall’acqua e dalla terra. Innanzitutto è da considerare la gestione degli strumenti stessi che in acqua risulta più impegnativa; questa infatti, è fortemente influenzata da vari aspetti, soprattutto dal tipo di scafandro che hai in uso, in base ai controlli esterni che possiede. Proprio questi ti permettono di gestire al meglio la luce ed i tempi di scatto, in condizioni ambientali spesso imprevedibili quali il tempo. Ma la differenza maggiore sta nella propria forma fisica. Se non sei ben allenato e non possiedi molta acquaticità, oltre che un certo feeling da surfista, è più difficile ottenere buoni risultati dall’acqua. Dalla spiaggia è sicuramente più semplice, fisicamente parlando, ma è vero che, anche lì, devi avere il giusto occhio ed una maggiore esperienza fotografica per comporre uno scatto “da rivista”, oltre che dei riflessi sempre pronti per non perdere quell’attimo. In acqua, ci vuole quindi molto fiato, bisogna conoscere il mare, sapere dove posizionarti, studiare lo stile di ogni surfista a cui “sparare” (shooting); Bisogna inoltre stare attenti a non intralciare chi ti circonda attenendosi ad alcune regole che la maggior parte dei surfisti conosce. Senza considerare i possibili pericoli, quali le maledette correnti che a volte si formano senza preavviso; un buon autocontrollo e la gestione dei propri limiti ti aiuta a non imbattersi in strane situazioni. C’è da dire che non sempre le condizioni ti permettono di entrare in acqua, ed anch’io in quei momenti prendo il cavalletto. Dalla mia poca esperienza, nella fotografia in generale, posso comunque dire che devi  impegnarti sempre al massimo per distinguerti.

 

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Hai detto che ti dividi tra Italia e Costa Rica. Come ti organizzi esattamente? E perchè hai scelto il Costa Rica come tua seconda dimora?

Il costa Rica è magico, la cultura, l’atmosfera, le persone, sembra scontato dirlo ma è così. Ogni volta che sono lì mi sento bene ed in pace con il mondo. Sono andato per la prima volta con la mia ragazza, ed è stata proprio lei a portarmi a Playa Santa Teresa. Non immaginava nemmeno il danno che avrebbe provocato alla nostra relazione. Lì è scattato l’amore in tutti i “sensi”. Sono rimasto folgorato da quel posto. Ho cercato di fare di tutto per tornarci con dei progetti di lavoro, e così è stato. Col tempo mi sono reso conto che non è semplice viverci tutto l’anno, per le problematiche legate alla stagione delle pioggie dove il turismo è quasi assente ed il contesto ambientale impegnativo. Non è più neanche un paese economico come l’Indonesia per esempio, e pertanto ho imparato a sapermi muovere. Ma nonostante tutto rimane comunque un paradiso ed un luogo per me meraviglioso.
Con gli anni ho capito come gestire questo lavoro “stagionale” (circa 6 mesi) in modo da mettere qualcosa da parte per gli altri viaggi e mantenermi in Italia dove comunque lavoro per un’agenzia di grafica/web design e diversi privati. Non è per niente semplice, ma cerco di inseguire e realizzare le mie passioni, il più possibile lontano dal cemento.
Qui in Italia torno perché ho la mia famiglia a cui sono molto legato. Sono stati sempre loro a credere nelle mie pazzie e a lasciarmi andare. Anche per la mia ragazza ed i miei amici che mi hanno sempre appoggiato. Pertanto cerco di coniugare il tutto saltando da un emisfero all’altro.

A proposito della cover dell’ultimo numero di Surf Latino con Roberto D’Amico cosa ci racconti?

La ricordo come una classica giornata con i soliti 2-3 piedi di onde glassy. Quel giorno, non avendo nessun servizio privato, preparo l’attrezzatura e mi dirigo verso il picco migliore dove surfavano alcuni pro come Charly Quivront, Kyllian Guerin, Tristan Guilbaudn e Victoria Vergara. Cerco le posizioni e gli angoli adatti con la luce migliore e inizio a “sparare”.
In quella session si aprivano bei trampolini, altezza spalla con lips da mini half-pipe, ti lascio immaginare lo show. Da lì a poco vedo Ramon Taliani con Roberto D’amico. Lo riconosco subito, appena atterrato dal grande successo alle Hawaii. Mi dirigo verso di lui e lo saluto: ciao Roberto! e lui: ciao, ma ci conosciamo? Io: si io ti conosco, ma tu no.. hehe. Dopo qualche presentazione anche Ramon e Roberto iniziano a distinguersi tra la “folla”.
Dopo essermi studiato la surfata di Roby ed i suoi tempi, mi posiziono. Il suo stile lo definirei di potenza e controllo. Dal vivo sembra ancora più forte ed è bello sapere che rappresenta l’Italia.
Quel giorno vennero fuori tanti scatti di qualità, alcuni successivamente pubblicati in altre riviste importanti. Lo scatto di Roberto lo ricordo come uno dei migliori. Mi trovavo nell’angolo giusto, nè troppo vicino, né troppo lontano. Si chiuse un air 360, stiloso e di potenza.
Lo show inizia bene ed io sono lo spettatore in prima fila! Si va avanti così per circa 2 ore, tra salti, manovre e spruzzi. Così ebbe inizio questa bella collaborazione.
E’ la mia prima cover!

Con quali altri rider italiani hai lavorato e come ti sei trovato a lavorare con loro?

Ho lavorato con altri rider italiani in Costa Rica. Quello sicuramente più di spicco è stato Ramon Taliani. Riviste come “7mares” e “Sessionsurf mag” mi richiedevano materiale esclusivo suo. Non ho mai organizzato un vero e proprio shooting, preferivo beccarlo nel freesurf sotto casa dove esprimeva il meglio di sé. Con sole poche sessioni, sono usciti degli ottimi scatti che hanno pubblicato su entrambe le riviste. Ramon è un surfista di talento ed inventiva con le sue traiettorie molto inaspettate. In continua crescita, negli ultimi anni si è fatto notare nei circuiti nazionali ed open e spero che continui di questo passo perché il suo talento e la sua “gana” di surfare in qualsiasi condizione lo contraddistinguono.
Un altro italiano che spacca, anche se qui poco conosciuto, con cui ho collaborato a Santa Teresa, è sicuramente Claudio Mazzone. Un surfista con uno stile personale, facilmente riconoscibile, ti incanta vederlo in azione. Sembra un danzatore.
Ho lavorato molto con diversi rider francesi, inglesi, americani, australiani, israeliti, etc. Il bello di questo lavoro è proprio questo, la varietà. Ognuno con la sua cultura differente, capace di trasmetterti la propria visione del surf ed il proprio stile. Ho imparato tanto da ognuno di loro sia a livello surfistico, lavorativo ma soprattutto culturale.

 

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Che attrezzatura usi per scattare dall’acqua?

Attualmente, per scattare dall’acqua utilizzo una camera Canon 7d, obiettivo fisheye Tokina 10-17mm o Canon 24-105mm (in base alla condizione e/o foto video), ma prevalentemente uso il fisheye; lo scafandro è un Liquid Eye professionale dotato di molti controlli esterni.

Quali sono le tue “situazioni” preferite?

Situazioni di larghi tubi al limite del closeout o il closeout stesso. Adoro anche lo shore-break aggressivo.
Preferisco uscire alle prime luci dell’alba perché i colori sono più nitidi e vivaci, la natura si risveglia con rifrazioni di luci che solo a quell’ora puoi catturare. Per lo più preferisco lavorare con professionisti/e e gente forte per migliorarmi. Ma anche con quei surfisti che si divertono, per la complicità che si crea e con i bambini, perché diventa un gioco ed io sono più “picciriddu” di loro.

Quali consigli daresti a chi si vuole avvicinare alla water photography?

Non penso di essere “un mostro” per dare molti consigli, io stesso imparo ogni giorno e cerco di imparare da persone più brave di me. Quello che posso dire in base alla mia esperienza, è di non investire inizialmente su scafandri di migliaia di euro o su un’attrezzatura da pro se non hai mai provato o se si è un pò indecisi. Meglio iniziare con un’ attrezzatura base, spendendo più soldi nell’obiettivo, piuttosto che sulla camera e sullo scafandro. Consiglio anche di allenarsi, sopratutto di fiato e resistenza muscolare, con costanza, principalmente nei periodi fuori dall’acqua.
Io ho la fortuna di avere un fratello professionista, un personal trainer, che mi segue nel modo corretto. Lo stimo molto e mi aiuta tanto. La piscina e l’apnea sono un ottimo training. Fondamentale è la scelta delle pinne che devono calzare bene senza procurare dolore alle caviglie; devono essere leggere e capaci di darti la giusta propulsione. Sarebbe bene provarle prima di comprarle, senza credere troppo alle favole. Anche delle pinne da 20 euro possono essere un buon acquisto.
Basilare è avere alle spalle esperienza di surf oltre che di fotografia. Senza la prima penso sia più difficile.
Conoscere il mare, le onde, le correnti, oltre alla capacità di intuire le manovre ed i tempi del surfista, etc.
Credo inoltre che bisogna avere il giusto equilibrio tra follia, autocontrollo e la capacità di riconoscere i propri limiti, per poi progressivamente superarli.
Se ti piace, otterrai buoni risultati e non sentirai la fatica.
E da lì che inizierai a farti conoscere.

 

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Ti sei mai trovato in situazioni pericolose?

Si mi è capitato a volte. Per esempio, agli inizi, a causa della mia poca esperienza e di una distrazione in una condizione impegnativa, mi sono trovato a rischiare l’attrezzatura. Travolto da un set anomalo che mi ha portato giù sino al fondale, istintivamente ho avvolto lo scafandro col mio corpo fino a che il set non è finito. Alla fine ho solo sbattuto una spalla ma soprattutto ho salvato lo scafandro!
Oltre a questo evento, mi capita di combattere con le correnti che sono spesso bastarde. Trovarsi in un “mulinello” (la classica corrente di risacca) che ti trascina a largo non è bello e in quel momento è necessario mantenere l’auto-controllo, convincersi che si dovrà pinneggiare orizzontalmente alla spiaggia fino a che non se ne sarà usciti.
Mi è accaduto anche quando scattavo con Roberto D’Amico. Era uno shooting al tramonto e ad un certo punto il mare cambiò repentinamente per il succedersi della marea secca. Mi trovai a largo in pochi istanti, ed iniziai a pinneggiare di traverso come al solito. Fu Roby, che con grande cuore mi venne incontro, mi attaccai al suo leash e mi trascinò via in pochi minuti. Salvato da Roby, mitico. Me lo dovrei portare sempre con me; sarebbe molto utile!

Da poco hai anche pubblitato il tuo nuovo sito online. Da quanto tempo è attivo? Cosa ci troviamo sopra?

E’ attivo da pochi giorni, sto perfezionando i dettagli ed il portfolio verrà costantemente aggiornato. Potete trovare alcuni dei miei migliori scatti e contattarmi direttamente qualora vorreste comprare qualche foto o realizzare un servizio.

Ci sono molte foto bellissime… è possibile anche acquistarle?

Sto lavorando ad un reparto shop dove metterò su diversi scatti, a breve sarà pronto. Adesso basta inviarmi una richiesta via email indicandomi a quale foto si è interessati per acquistarla a prezzi davvero modici.

Qual’è stata la soddisfazione più grande che hai avuto grazie alla fotografia?

Le pubblicazioni su importanti riviste sono sempre una grande soddisfazione; ma soprattutto il grazie di persone da tutto il mondo a cui ho dato un ricordo bellissimo per tutta la vita.
Vedo riflessa l’emozione di quello scatto dall’acqua nei loro occhi.
All’inizio non capivo perché mi ringraziassero tanto… se mi stavano anche pagando! Poi compresi che quella foto li rappresentava con una prospettiva diversa, intesa e molto entusiasmante.
La copertina di Surf Latino è una bellissima soddisfazione! Ringrazio Roberto Montanari per questa collaborazione e Roberto D’amico per essere stato nel posto giusto al momento giusto con la manovra giusta!
L’opportunità di cogliere ed immortalare quegli attimi che mi fanno sentire così vivo, rappresenta comunque la più gratificante delle soddisfazioni.

Seguite Mario Rubbino sul suo sito: www.mariorubbino.com e nella foto gallery qui sotto.

 

 

 

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