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Claudio Zamagni Itvw

Claudio Zamagni è una nostra vecchia conoscenza, collaboratore di Surfcorner.it e Surf Latino, la sua passione è fotografare il surf, ma anche la fotografia naturalistica. Sul numero 57 di Surf Latino attualmente in edicola c’è un suo articolo sul Sud Africa. Nell’intervista qui sotto, pubblicata su Guidafotografia, Claudio ci parla delle sue due grandi passioni.

Claudio Zamagni al lavoro a Jeffrey’s Bay.

 

D. Quando e come ha scoperto la fotografia?

R. Ho scoperto la fotografia da bambino, quando mio padre tirava fuori la sua Comet 3 Bencini, penso fosse una macchina del 1976, per fotografare i nostri eventi familiari: compleanni, gite domenicali e quella macchina fotografica (nei primi anni ’80 il termine fotocamera ancora non si usava), mi stregava ogni volta …

D. Ci racconti il suo primo approccio a quest’arte.

R. Il primo approccio l’ho avuto in occasione della mia prima comunione, nel 1984, quando mi è stata regalata la mia prima fotocamera. Non ricordo che marca fosse, ma ero al settimo cielo, perchè avevo la mia macchina fotografica. Non avrei mai immaginato che la mia vita sarebbe cambiata in quel preciso istante.

D. Ricorda la sua prima foto?

R. La mia prima foto l’ho scattata al nostro cane, un meticcio di bassotto color nocciola, molto simpatico, che si chiamava Coni. Non amava farsi fotografare, io lo rincorrevo, ma lui correva molto più veloce di me, molto probabilmente la passione per gli animali è nata proprio con lui.

Jordy Smith, Supertubes.

 

D. Quale è stato il suo percorso di crescita e apprendimento dell’arte fotografica?

R. Diciamo che da bambino tendevo a fotografare qualsiasi cosa senza preoccuparmi dell’inquadratura e quello che ne usciva fuori, spesso, erano foto a cui mancava sempre qualcosa.

Poi un bel giorno, durante una lezione di Tecnologia, parliamo quindi del 1988, la professoressa trattò l’argomento fotografia e camera oscura. Non mi sembrava vero, ero molto contento, quell’argomento poteva significare la svolta di cui avevo bisogno e così è stato; rivelai la mia passione e la professoressa mi seguì molto durante le lezioni. Ricordo che un giorno, dopo la lezione, mi regalò tanto materiale sulla fotografia e mi fece anche avere il libro (fotocopiato) di Andreas Feininger “L’occhio del fotografo”, ancora oggi considerato il numero uno per l’apprendimento della fotografia.

D. Cosa rappresenta per lei la fotografia in termini emotivi?

R. La fotografia è il mio punto di vista del mondo, per me non c’è niente di più rilassante che andare in giro con la fotocamera nelle mani, ad osservare ogni piccolo dettaglio. Quando cammino la mia mente si svuota e agisco solo in base a quello che vedono i miei occhi.

Una volta trovato il soggetto che mi colpisce, la mia mente si riavvia, iniziando così tutti i ragionamenti del caso: diaframma, inquadratura, cosa mettere a fuoco e cosa no, quale contesto abbinare al soggetto, insomma, come agire in quel preciso posto ed in quel preciso istante.

claudio-zamagni01Andrea di Pietro, Sri Lanka.

D. E pratici?

R. Molte volte una faticaccia immonda!

Svegliarsi all’alba quando fa molto freddo; stare appostato ore e ore oppure stare fermo dietro un cespuglio in attesa che arrivi il soggetto scelto, con le zanzare che ti sbranano. Stare fermo, durante i safari, nella macchina vicino alle pozze d’acqua, sotto un sole che manda in tilt te e l’attrezzatura, senza neanche poter appoggiare il braccio sul bordo del finestrino, altrimenti ti scotti o ancora camminare per una mattinata intera senza vedere niente. Tutto questo però alla fine porta sempre ad un risultato e alla conseguente soddisfazione.

D. Fotografa per lavoro o per diletto?

R. E’ per lo più un diletto, anche se pubblico foto e articoli di Surf sulle riviste e siti internet del settore.

Mi piacerebbe potesse diventare una professione, ma i costi di gestione sono molto alti in Italia e non mi converrebbe fare il salto da “amatore” a professionista, anche se sto seriamente pensando di trasferirmi a Cape Town, dove poter esercitare la professione. Per vivere faccio tutt’altro.

 

claudio-zamagni05

 

Maestri e grandi fotografi per Claudio Zamagni

D. C’è stato un incontro con qualcuno che si è rivelato importante per la sua crescita?

R. Sì, era gennaio 2009, mi trovavo in Australia, precisamente in Gold Coast, per praticare Surf, quando conobbi un disabile con la passione per la fotografia, il quale mi chiese se potevo aiutarlo a montare il Canon EF 600 F4 sul cavalletto, pesava veramente tanto. Dopodichè iniziammo a parlare di fotografia, di Surf e sopratutto di Wildlife. Mi spiegò come riusciva ad avvicinare i soggetti, malgrado la sua condizione fisica, era un genio ed un uomo veramente carismatico. Mi mostrò come aveva modificato la sua sedia a rotelle per riuscire a nascondersi sotto un telo mimetico: aveva montato una testa a bilanciere su un bracciolo della sedia, non credevo ai miei occhi! Quando ci salutammo mi disse: tu che hai le possibilità, viaggia più che puoi! Ed io risposi: Lo farò senz’altro.

D. Ha avuto un vero e proprio “maestro”?

R. Un vero e proprio maestro no, ma durante tutti i mesi che trascorro all’estero, incontro tantissimi fotografi di tutte le nazionalità, con i quali mi confronto un po’ e scopro sempre quel piccolo dettaglio che prima magari consideravo superfluo o che non riuscivo a notare.

D. Per lo stile, ha fatto riferimento a quale grande fotografo mondiale?

R. Di solito guardo un po’ tutti i fotografi e non solo quelli famosi, ci sono tantissimi bravi fotografi anche amatoriali, che fanno ottimi scatti e riescono sempre ad emozionarmi, una vera e propria fonte d’ispirazione.

 

 

Gli scatti di Claudio Zamagni

D. Cosa le piace fotografare?

R. Ho due grandi passioni, il Surf e la Wildlife.

D. Qual è il suo soggetto preferito?

R. Senz’ombra di dubbio i grandi felini ed in particolar modo, il leopardo.

D. E il genere?

R. Sport e Naturalistica.

D. Ci racconti il suo concetto di inquadratura.

R. L’inquadratura è quella finestra che aiuta a descrivere e a comprendere l’intensità di quell’istante.

Per me equivale al 70% di uno scatto, a volte si deve scendere a compromessi per vari motivi, a causa degli elementi di disturbo che possono essere tanti, quali persone, oggetti, nuvole passeggere, qualsiasi cosa.

Vi faccio un esempio: due anni fa mentre ero in India, a Varanasi per l’esattezza, decisi di fare una gita in barca all’alba, sul Gange. Premetto subito che Varanasi, osservata dal fiume, mentre si naviga all’alba con il sole ancora arancione che la illumina, è qualcosa di magico. Volevo fare una foto un po’ diversa dalle solite, quindi aspettai una barca che si ponesse davanti al mio obiettivo, ma non mi piaceva ancora, allora feci un gesto al barcaiolo per indicargli di passare davanti alla nostra barca in modo da tagliarci la strada. La barca in quella posizione era perfetta, a quel punto guardai Varanasi e scelsi la porzione di edifici da inquadrare. Avevo pochi secondi, dopodichè la barca sarebbe svanita dall’inquadratura, vidi un albero che sbucava da dietro gli edifici e dissi a me stesso “Perfetto!”, misi l’albero a destra e da quel punto feci partire la mia inquadratura. Rif.(Benares)


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Claudio Zamagni è sul numero 57 di Surf Latino con un articolo sul Sud Africa.

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