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Alessandro Dini Racconta L’ultima Onda

Mentre il nuovo romanzo-surf di Alessandro Dini sta per arrivare in libreria noi abbiamo intervistato l’autore.

Sabato 27 giugno, Alessandro Dini, pioniere del surf in Italia e da alcuni anni anche scrittore di romanzi surf, presenterà il suo nuovo libro a Viareggio, “L’ultima Onda” una nuova avventura che vede ancora protagonista il suo ormai collaudato surfer-detective Andrea Del Bono. In attesa della premiere, ci siamo fatti raccontare da Alessandro qualcosa di più sul suo nuovo giallo.

 


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Come descriveresti “L’Ultima Onda” in tre parole?
Ecologico. Arioso. Musicale. E te le commento.
Ecologico, perchè i miei gialli contengono sempre questa componente. E’ il minimo che posso fare, da surfista che usa tavole fatte con resine e materiali inquinanti e mute fatte con derivati del petrolio. E’ un lavaggio della mia coscienza: sensibilizzare tutti gli amici surfisti sulla protezione e la salvaguardia dell’ambiente marino.
Arioso, perchè gli scenari dove si dipanano le vicende sono alcuni dei posti più belli del pianeta, in cui sono stato o dove desidero andare in futuro.
Musicale, perchè provo a far vivere al lettore vicende ritmate dal rombo delle onde, dal rumore della risacca, dal sibilo del vento, dal frusciare delle palme… cos’altro se non musica?

Come ha preso forma la storia narrata ne “L’ultima Onda”?
Dall’incontro con Captain Paul Watson di Sea Shepherd. Mi trovavo a Saint Jean De Luz alla sede europea della Quiksilver, circa nel 2008, durante una delle tante sales conference alle quali ho partecipato nel corso di un decennio. Tra le tante novità che l’azienda aveva presentato alla rete vendita europea, c’era un boardshort nero, bellissimo, sul quale spiccava un logo dal gusto piratesco. Il direttore marketing europeo, spiegò che Kelly Slater era un grande sostenitore di una agguerrita associazione ambientalista che lottava, con mezzi e modi assai decisi, contro la pesca illegale di molte specie marine e che le vendite del boardshort servivano per sostenere Sea Shepherd. Seguirono dei video scioccanti sui massacri di piccole foche, delfini, balene, squali. Poi apparvero le immagini di Captain Watson in azione, che lanciava la sua barca contro le fiancate di baleniere giapponesi a pesca in acque interdette alla pesca… ricordo ancora gli applausi e le grida dei presenti, ma ricordo soprattutto il patetico commento di un direttore vendite che dette del bandito a Paul Watson e al suo coraggioso equipaggio, che tralascio volentieri. Tranne quella voce stonata, tutti erano fieri che la propria azienda sostenesse un’associazione che lottava con tanta grinta e coraggio contro (quelli si) massacratori e sterminatori di specie marine senza scrupoli. A fine conferenza, Paul Watson si mise a disposizione dei presenti per rispondere a domande o firmare loro una copia del suo libro Ocean Warrior. Inutile dire che lo acquistai, mi feci fare una dedica, mi associai e che da allora sono un sostenitore di Sea Shepherd. Quando terminai il libro, la cosa che più mi rimase in testa furono i dati impressionanti dell’orrendo massacro degli squali e la crudele, odiosa pratica del finning.

Quando è nata la tua passione per la scrittura e perché prediligi scrivere romanzi gialli?
Sono sempre stato appassionato di gialli e polizieschi, i miei preferiti sono quelli di Rex Stout (Nero Wolfe), Sir Arthur Conan Doyle (Sherlock Holmes) e altri classici… mentre non mi entusiasma Agatha Christie. La passione per la scrittura l’ho sempre avuta, non ricordo di aver mai preso una insufficienza in un tema, in tutti i miei studi, dalle elementari all’università. Mentre facevo assai pena nelle materie scientifiche, soprattutto in matematica e geometria. Poi, una dozzina d’anni nel ruolo di capo redattore di Surf Magazine (e poi di Surf Latino), mi hanno dato la possibilità di scrivere centinaia di articoli, reportage, interviste.

Quali letture ti appassionano oltre ai gialli?
Prevalentemente leggo gialli e polizieschi, ma non disdegno le biografie, anzi, mi piacciono proprio. L’ultima che ho letto è quella su (Leonard) Winston Churchill, che mi ha molto appassionato.

 

 

Ale
Alessandro Dini, Sumatra 2004

 

 

Parlaci un pò del protagonista delle tue surf-story, Andrea Del Bono, ci sono caratteristiche che ti rispecchiano?
Beh, c’è sempre qualcosa di tuo nei personaggi che crei, almeno credo. Ho cercato di creare un personaggio che fosse un “surfer-detective” e non il solito poliziotto, commissario, ispettore, etc… Comunque, si, credo che Del Bono abbia alcune cose che mi rispecchiano: una fiera toscanità, una forte istintività e soprattutto un discreto sesto senso per “nasare” fatti o situazioni. Non parlo di chiaroveggenza, non voglio sembrare ridicolo, però mia madre mi ha sempre detto che anche da piccino la stupivo spesso indovinando chi aveva suonato alla porta o chiamato al telefono.

Parlaci del Finning e di quello che stai facendo insieme all’Associazione Sea Shepherd.
Con Sea Shepherd c’è solo un sostegno reciproco in occasione delle presentazioni del mio libro, che tratta appunto un tema scottante come quello del finning. Per gli amici surfisti che non sapessero di cosa si tratta, il finning è la selvaggia pratica di tirare a bordo dei pescherecci squali di ogni specie e tagliargli con dei rozzi coltellacci, tutte le pinne. Poi, essi vengono ributtati in mare dove, incapaci di muoversi, precipiteranno sul fondale, mangiucchiati lentamente da granchi e altri animali. Il consumo di zuppa di pinne di squalo in Cina e a Hong Kong è calato sensibilmente grazie a una massiccia campagna di sensibilizzazione alla quale hanno contribuito vip di tutto il mondo. Da noi, la scesa in campo di personaggi come Andrea Camilleri, Piero Angela, Alessandra Sensini, ha contribuito nel novembre del 2012 a un’importante vittoria: la messa fuori-legge del finning da parte del Parlamento Europeo. Ma non bisogna abbassare la guardia, visto che ci sono ancora nazioni che sembrano non rispettare tali divieti.

Qual è il luogo che prediligi per la scrittura?
Posso scrivere dovunque, sdraiato sul mio divano col portatile sul petto, come sulla sdraio in riva al mare o in aereo. Ma quello che mi servono sono dei bei surf-trips con gli amici, durante i quali mi ricarico da stress e tensioni e libero la mente.

Quanto tempo ha richiesto la stesura de “L’ultima Onda”?
Come per il primo giallo, “Sale Grosso – The Shaper”, la bozza grezza la butto giù in meno di un mese. Poi inizio a leggerlo e correggere, tagliare, aggiungere, ma una volta che in testa ho chiara la trama e la soluzione, il più è fatto. Non mi metto mai a scrivere fino a che non mi è chiara la storia, anche se a volte scrivendo, dei tasselli vanno a posto da soli. Lasciami però dire che per me un buon giallo non è solo quello che ti fa dire: “non avrei mai detto che il colpevole era…” Un buon giallo per me deve essere innanzitutto un buon libro, una buona lettura. Spesso leggo gialli con delle trame complicatissime che mi costringono a sfogliare a ritroso le pagine per andare a ritrovare il filo. Oppure gialli dove c’è un finale mozzafiato, ma la lettura è stata faticosa a causa di ambientazioni povere o di personaggi assurdi. Godo quando leggo libri che fanno volare la fantasia, che ti fanno affezionare ai personaggi, che ti fanno venir voglia di visitare i luoghi della storia. Il colpo di scena va bene se ci sono anche gli altri ingredienti e se per ottenerlo non si forzano a dismisura le situazioni.

Quale metodo segui quando hai un’idea e devi elaborarla fino a scrivere l’intero libro?
Le mie storie sono spesso ispirate da esperienze vissute nel mondo del surf e della surf-industry o a episodi e aneddoti accaduti nel mondo del surf. La cosa più difficile è trasformare queste esperienze in un racconto credibile e sostenibile. Non tiro giù una sola riga, ma penso, ci rimugino. Quando il meccanismo mi convince, allora prendo carta e penna e inizio non a scrivere, ma a fare uno schizzo della struttura. Un casino! Disegno su un foglio nomi, frecce, caselle… Infine, quando la trama è chiara, inizio a scrivere. Per le indagini, per le situazioni di carattere legale, mi avvalgo della consulenza di mio cognato, l’avvocato Daniele Giannini, che ringrazio per la pazienza.

Qual è il libro al quale ti sei più affezionato, da lettore? Quale consiglieresti a noi surfisti?
Per motivi sentimentali, il libro a cui sono più attaccato è La Montagna Nera (The Balck Mountain) di Rex Stout perchè l’ho letto in corsia d’attesa il giorno in cui è nata Marina, la mia prima figlia. In tema surf, consiglio una lettura molto avvincente: Da Bull – Life Over The Edge di Andrea Gabbard. Attraverso la storia di Greg Noll, colui che surfò per primo Waimea Bay, si vivono le imprese dei primi big wave riders degli anni ’50, la scoperta delle grandi onde hawaiiane. Un libro bellissimo che si legge d’un fiato.

Dove possiamo trovare “L’ultima Onda”?
Vorrei dire “in tutte le librerie”, ma non sarà così. Si troverà in alcune librerie nelle città più grandi. Se e quando sarò uno scrittore più famoso, potrò contare su una distribuzione capillare. Per il momento conto sul tam-tam dei surfisti che mi leggeranno. Chi non lo dovesse trovare in edicola, però, lo può ordinare su Amazon o presso il proprio libraio di fiducia dandogli semplicemente il seguente numero ISBN 978-88-89508-65-7

“L’Ultima Onda” è edito da Edizioni Estemporanee www.edest.it

Alessandro Dini presenterà il suo libro “L’Ultima Onda”  Sabato 27 giugno, alle ore 22:00, al Bagno Wanda a Marina di Pietrasanta, Viale Roma 13.

 

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