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Shaped by Andrea X D’Angelo

Da circa vent’anni Andrea D’Angelo è impegnato nella difficile professione dello shaper, producendo le ormai note X Surfboards. Siamo andati a fare quattro chiacchiere con Andrea e abbiamo visto con i nostri occhi cosa significa quando una passione “prende forma” e si tramuta in lavoro.

Una professione fatta di fatica ed olio di gomito, ma che regala anche grandi soddisfazioni nel momento in cui si vedono venire alla luce sotto le proprie mani delle perfette tavole da surf, che hanno acquistato da quasi 20 anni prestigio e fama a livello internazionale.

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Che nel panorama italiano X rappresenti uno dei pionieri dello shaping è ormai un dato di fatto.
Come ci ha raccontato lui stesso durante un lungo pomeriggio di pioggia, dopo aver lavorato in vari laboratori tra Ostia e Fiumicino, nel ’94 ha aperto il suo laboratorio e da allora ha iniziato a sfornare i lavori con la sua firma.

Da quel momento non sono mancate neanche le collaborazioni con shaper internazionali, come gli australiani Brandon McDonald e Wayne Claghette negli anni ’90,  per poi passare a Gary Dorrington, Stuart D’Arcy, Bill Jones e Marcio Zovi. Momenti fondamentali che Andrea ha definito “di confronto e di insegnamento reciproco”, grazie anche ai quali il marchio di X surfboard ha acquisito la sua impronta unica.

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Oltre ad Andrea, attualmente nella factory si incontrano anche Leonardo ed Alessandro; due esperti entusiasti giovani collaboratori che nella creazione delle tavole ci mettono tutta la loro passione per questo mondo che,   capirà – aspettando pazientemente –  se a volte il richiamo delle onde è più forte di tutto il resto.
Il sapore del mare e di tutto ciò che esso include si respira e percepisce in tutto il laboratorio: dalle stanze dove viene fatta la resinatura da Leonardo a quella in cui si sistemano le scasse delle pinne, si dipinge (anche con l’aiuto di piccole “artiste”, come Maya) e si fanno le varie fasi di rifinitura da Alessandro ed Andrea.

Dopo il giro “turistico” nella shaperia, approfittando della disponibilità del “boss”, abbiamo colto l’occasione per fare qualche domandina più tecnica.

Come ti sei trovato e come è stata “acquisita” da voi shaper l’evoluzione delle tavole, da molto piccole, con numeri “tondi” a più corte e larghe come vanno adesso? 

“Il cambiamento non è stato tanto progressivo quanto chi fa surf ha capito che le tavole che andavano fino a poco tempo fa sono l’ideale per altri tipi di onde. Da noi questa evoluzione ha sicuramente facilitato il surfista”.

Il disegn delle pinne è molto importante e le case produttrici ogni anno propongono modelli nuovi. Ritieni che sia solo una questione di marketing oppure ci sono effettivamente dei motivi pratici che spingono a questi cambiamenti? 

“Secondo un mio personalissimo parere va bene sperimentare nuovi modelli di pinne per migliorare sempre di più l’evoluzione delle manovre, ma la cosa più importante è che si usino pinne adatte al proprio stile di surf e al proprio peso. Inoltre è fondamentale usare sempre pinne rigide , leggere e il più possibile aderenti alla tavola”.

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Da quando Kelly ha lanciato la “moda” delle 4 e 5 pinne è cambiato qualcosa?

“La maggior parte delle tavole rimane stile “classico”, a tre pinne, anche se ultimamente si inizia a vedere la tendenza ai quad infatti esistono già tavole che permettono entrambi gli attacchi a seconda delle preferenze”.

L’uso delle macchine a controllo numerico per la prima fase di lavorazione crea a volte dei disaccordi tra i surfisti “tradizionalisti” e non. Tu come la vedi? 

“Nel corso degli anni ho fatto moltissime tavole completamente a mano dall’inizio alla fine. Questi macchinari però ti aiutano proprio fisicamente nel lavoro, soprattutto nei periodi in cui ce n’è tanto; vengono infatti più o meno dimezzati i tempi. Ovviamente non è detto poi che qualche tavola non continui a farla completamente a mano, però questi macchinari sono un aiuto che esiste e che quindi si sfrutta”.

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A livello pratico come funzionano?

“I modelli sono sempre disegnati da me, spesso prima a mano e poi vengono  trasportati sul computer nel programma che “anima” i macchinari”.

Ultimamente la scelta di tavole “vintage” ha ripreso sempre più piede, cosa ne pensi? 

“Sono più orientato verso le shortboard o i longboard. Ho vissuto anche un periodo in cui ho lavorato parecchio con le tavole stile retrò; attualmente però esistono dei laboratori che si sono proprio specializzati in questo settore. Diciamo che nel mio lavoro, l’80% rientra nelle short e il restante 20% nel retrò”.

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Come credi che si sia evoluto il panorama surfistico nostrano, soprattutto in relazione ai giovani ? 

“Anche da noi, ora c’è tanta gente che pratica il surf. E’ aumentata moltissimo l’affluenza! Per fare una stima,  diciamo che se una decina di anni fa si trattava del 10%, ora siamo al 90%. Questo anche grazie alla nascita di moltissime scuole di surf sul nostro litorale: i bambini che vogliono iniziare adesso hanno la possibilità di imparare a scuola e quindi iniziare fin da piccoli”.

Per quanto riguarda invece te, come surfista – da Andrea senza X – come ti sei avvicinato a questo sport? 

“Mi sono avvicinato al surf nel 1986 tramite  quei pochi amici che all’epoca lo praticavano. E’ stata una cosa che ho sentito dentro e che da quel giorno non mi ha più abbandonato”.

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Invece la passione dello shaping come è nata?

“Per mia fortuna sono praticamente cresciuto “surfisticamente” a Fiumicino dove da tradizione esisteva già uno shaper, Fabio Gini. Anche per quanto riguarda questo fantastico mondo poi mi ricordo benissimo che, come nel surf, ne sono stato subito attratto ed incuriosito e di conseguenza ho iniziato a prenderne parte già da quando andavo a scuola, logicamente solo nel pomeriggio”.

Nel rapporto con i tuoi collaboratori, che tipo di legame si è creato? Siete in sintonia su tutto? 

“Andiamo molto d’accordo tra di noi anche perchè abbiamo tutti la stessa passione per questo lavoro e lo stesso obbiettivo: far uscire il prodotto finale al meglio”.

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Quale apporto ricevi dai tuoi collaboratori nel design delle tavole?

“Ovviamente il design delle tavole lo seguo io di persona. Leonardo e Alessandro comunque oltre a lavorarci fisicamente, danno anche un supporto molto importante dal punto di vista della visibiltà tramite il surf stesso e attraverso i vari siti di social network”.

Leo Leira è anche un tuo rider, quale tipo di collaborazione si instaura tra di voi?

“Leo è un grande surfista e sicuramente mi sa dare dei buoni consigli li dove apportare delle modifiche sulle tavole dopo averle testate, ma devo dire che anche lui si fida ciecamente di me. Nella maggior parte dei casi infatti siamo sempre in perfetta sintonia”.

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Qual è la richiesta più assurda e divertente che ti è stata fatta nell’arco della tua carriera? 

“In tutto questo tempo ti assicuro che ne ho sentite di tutti i colori. Di esempi da farti ce ne sarebbero un’infinità, dal resinare sopra la tavola la foto di cani o persone a quelli che vogliono metterci dei simboli personalizzati. Tuttavia sicuramente la richiesta più strana di tutte è stata quella di un tipo che aveva una sua tavola 6’4″ e voleva che la tagliassi a 6’0″, cosa impossibile e ovviamente la risposta è stata negativa”.

Foto e testo a cura di Ilaria Tana

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