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Artworks | 23 luglio 2010

Danzig

“Ho dato anche troppo al punk-rock, cambio genere.”

Molti anni fa, con questa lapidaria frase, lo scorbutico Danzig divorziò dai suoi Misfits per dedicarsi alla carrera solista…o, come sostenevano le malelingue, per dedicarsi a tempo pieno alla sua altra grande passione: collezionare vecchi film e fumetti horror. A giudicare da “Deth Red Sebaoth” direi che l’ossessione per l’oscurità di Glen Danzig è rimasta tale e si è riversata, vischiosa, sul suono della chitarra di Tommy Victor che non esagero a definire la vera protagonista del disco. Bollita nelle roventi valvole di un vecchio amplificatore per basso degli anni ’70 risulta infatti pastosa, satura ma soprattutto squisitamente Elettrica. Per il resto quello che esce dalle casse non è altro che un primordiale blues pestato dal metal e dall’inconfondibile voce di Danzig che, al suo nono album dimostra di essere ancora uno degli uomini da battere. Inossidabile. Glauco Nuti

 

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