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Articoli | 31 maggio 2010

Mente e Surf
Binomio Inscindibile

Nell’affrontare un viaggio verso una destinazione come Bali, la prima cosa che un surfista si chiede è di che tavola avrà bisogno, infatti le onde che andrà a surfare saranno sicuramente diverse, più grandi più potenti e veloci, per cui necessiterà di un’altrettanta diversità sotto i piedi.
Questo è vero, ma non totalmente, la cosa fondamentale da cambiare per affrontare onde oceaniche, non è tanto la tavola quanto il nostro approccio al mare, la visione di questo sport e la nostra mentalità nel praticarlo.
Nel praticare attività sportive si tende a considerare come unico attore protagonista il corpo e il suo allenamento, cercando di ottenere sempre migliori prestazioni fisiche, verso un’escalation di record personali, che fungono da motivazione per affrontare i sacrifici che un duro allenamento comporta.
A differenza di molti altri sport però, il surf implica un rapportarsi del tutto particolare alla natura, una natura in movimento, con la quale entrare in sintonia al millesimo, perché tutto il “gioco” si basa su istanti, momenti propizi, e calcoli immediati nel processo di “decision making” in acqua.
Da sempre si consiglia infatti di abbinare all’allenamento in acqua, attività di rilassamento e meditazione, come lo yoga, per riuscire a “sentire” il nostro pensiero e il nostro corpo, per ottenere un equilibrio che ci renda “attivi” anche in situazioni pericolose e non passivi spettatori di una possibile sventura.
Da giorni in tutti gli internet point della Poppies Two, si mormorava tra i surfisti dell’arrivo di una swell di dieci piedi; quella mattina solo gettando uno sguardo a Kuta beach, mi accorsi che era arrivata.
Nonostante le onde fossero davvero più grandi dei giorni precedenti, mi sentivo a mio agio, erano di una perfezione unica, surfavo un reef destro e dopo quasi un mese in front-side, mi trovavo a surfare di schiena la giornata più grossa della mia vita!
Dopo circa un’ora di surf incredibile, mi si apri il velcro del leash e persi la tavola, il sangue mi si gelo nelle vene… vidi all’orizzonte formarsi un set di onde veramente grandi e tubanti, molto più grosso di quelle che fino al momento erano arrivate ad impattare il reef.
Ero solo, cercavo di raggiungere il canale per salvarmi da quel set gigante che come un treno stava sopraggiungendo, vidi il formarsi di un tubo mai visto, presi fiato e cercai di immergermi più possibile, ero schiacciato sul fondale di corallo senza tregua da una furia e da una violenza che mai prima di allora mi ero trovato a contrastare.
Le onde passavano imperterrite una dopo l’altra rombando, non riuscivo a venir più in superficie, pensavo ai miei genitori, a mia sorella a chiunque mi conoscesse e a come l’avrebbero saputo, stavo annegando, sentivo di non aver più ossigeno in corpo, il panico aveva preso il dominio.
Nel frullio infinito della schiuma, trovai di nuovo il fondale sotto di me, scalciai con tutta la mia forza per spingermi in superficie, ero su, non riuscivo ancora a respirare, il petto era immobile, non riuscivo a muovere il diaframma, con gli occhi sgranati e le vene gonfie ovunque.
Il cuore pompava come una locomotiva in corsa mi sembrava di sentire il suono del battito amplificato tipo cassa da discoteca, mi girava la testa ed ero sfinito, ma salvo, nuotai allora verso il canale dove un amico australiano mi soccorse facendomi tenere alla sua tavola per farmi riposare. Una volta persa la tavola non avrei certo potuto evitare di finire nel frullatore ma sicuramente avrei potuto evitare il panico che invece mi avvinghiò appena mi resi conto di non aver niente legato alla caviglia, quando vidi sfilare all’orizzonte la serie di onde in arrivo, da subito mi mancò il fiato, sapevo che non ce l’avrei mai fatta prima ancora di provarci, cosa pericolosissima, consumai l’ossigeno che mi sarebbe servito sott’acqua.
Spesso a chi mi dice se per surfare onde grandi servono tavole lunghe rispondo che sicuramente una tavola più adatta può facilitarci la surfata, permettendoci di anticipare il take off e magari riuscire ad uscire incolumi da un tubo, ma sicuramente ciò che necessita di più è una “testa adatta”.
Di onde e tavole ce ne sono di tutti i tipi e misure, ma di testa ne abbiamo una e sarà solo lei a fare la differenza, cerchiamo di allenare anche lei oltre al corpo, di riuscire a sentire il nostro equilibrio, la nostra essenza, la nostra energia, ciò che la natura può comunicarci, se così non fosse, potremmo aver tutto il materiale tecnico necessario ed esser al momento giusto nel posto giusto ed esser in una forma fisica strabiliante, ma non saremmo mai del tutto pronti.
“Think it, feel it, do it!!!

Articolo a cura di Antonio Rinaldi
Nelle foto: Antonio Rinaldi

 

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