News | 11 gennaio 2008

Londra: nuovo paradiso del surf?

In riva al Tamigi sorgerà un impianto che produrrà artificialmente onde alte 2 metri. Per i promotori “sarà un successo”, ma i surfisti puri rimangono scettici.

LONDRA – Niente più corsa al pub dopo il lavoro. Per distrarsi dalla routine quotidiana e dallo stress metropolitano i londinesi dal 2011 (ma i lavori cominceranno quest’anno) si rilasseranno facendo surf. Ne sono certi i dirigenti della società britannica “Venture Xtreme” che sono in procinto di costruire il primo centro surfistico artificiale della capitale britannica. Il progetto sarà portato a termine a Silvertown Quays, nel quartiere delle Docklands, una ex zona portuale, che negli ultimi anni, grazie ai numerosi progetti di ammodernamento, sta diventando una delle zone più “cool” di Londra.

ONDE SUL TAMIGI – La struttura costerà circa 20 milioni di sterline (30 milioni di euro) e sarà circondata da un’ampia spiaggia artificiale. Una gigantesca cisterna raccoglierà circa 7.000 metri cubici di acqua dal Tamigi la quale, dopo essere stata depurata, verrà utilizzata per produrre onde alte circa due metri. Pagando 30 sterline all’ora (45 euro), i surfisti potranno «cavalcare» ogni ora fino a 10 onde artificiali. La struttura, ideata dall’amante di sport estremi Steve Jones, dovrebbe attrarre, secondo le stime dei dirigenti di “Venture Xtreme”, dai 100.000 ai 500.000 utenti all’anno. Solo l’anno scorso, infatti, secondo la British Surfing Association, quasi 250.000 britannici si sono diretti verso le coste meridionali dell’Inghilterra per fare surf. «In novantanove giorni su cento ai surfisti inglesi converrà venire qui piuttosto che andare a Devon o Cornwall – afferma Steve Nones al quotidiano inglese Guardian -. Nella nostra struttura, infatti, troveranno sempre onde perfette. Inoltre questo centro sarà il massimo anche per chi cerca di imparare le regole basilari del surf».

LE CRITICHE – Naturalmente i puristi del surf storcono il naso e malignamente etichettano i fan delle onde artificiali «surfisti al cloro». Essi giustificano il loro scetticismo affermando che le onde artificiali prodotte da un’ immensa cisterna non potranno mai ricreare la magia di luoghi incantati come quelli presenti in Polinesia o intorno alle spiagge californiane. «Lo possono anche chiamare surf, ma non è la stessa cosa – spiega Drew Kampion, editore della rivista The Surfer’s Path -. Questa cisterna potrà produrre onde che saranno molto simili a quelle reali e permetterà alle persone d’imparare a domare le onde. Ma il 90% dei surfisti ama sentirsi un tutt’uno con gli elementi della natura e respirare gli ioni negativi presenti nell’aria marina. Sarà molto difficile riuscire a recuperare queste emozioni in un’onda artificiale».

Di Francesco Tortora
Fonte: www.corriere.it

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