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Articoli | 20 giugno 2013

Ross Clark-Jones intervista esclusiva

Ross Clark Jones è un nome che conosciamo da quando abbiamo cominciato a fare surf. Dagli anni ’80 ad oggi Ross è rimasto sulla cresta dell’onda e in quanto pioniere e devoto del tow-in surfing ha fatto delle onde giganti la sua ragione di vita. Protagonista del docufilm Storm Surfers 3D, in questi giorni è in Italia per presentare il film nelle sale The Space Cinema grazie alla collaborazione con Red Bull. Noi di Surfcorner non ci siamo fatti scappare l’occasione di incontrare uno dei più tosti big wave rider del mondo.

 

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Quando hai cominciato a surfare seriamente onde giganti?

A undici anni ho cominciato a surfare, a tredici ho iniziato a surfare onde grandi vicino a dove abitavo, in uno spot chiamato Terrigle, un’ora a nord di Sydney. Erano onde di 12-15 piedi. A diciannove anni ero alle Hawaii a caccia di onde sempre più grosse.

E’ molto importante avere un fisico imponente per surfare onde giganti? 

Non è determinante, ci sono anche surfisti esili ma per me è sicuramente un vantaggio essere forti e avere un fisico robusto, ti protegge. A me personalmente fa sentire al sicuro… soprattutto dopo che mi sono rotto il collo per aver preso un lippone in testa (mostra una grossa cicatrice sul dorso alla base del collo).

Visto che siamo in argomento, mi sono sempre chiesto come fate a sopravvivere quando un grosso lip vi colpisce nella coppa. Come è successo?

Eh si.. non è bello prendersi un lip di quelle dimensioni nella coppa! E’ successo in Tasmania, a Pedra Blanca nel 2008. Ma non è stata solo quella volta, è il risultato di tante volte. Piano piano a forza di prendere lip in testa le ossa si indeboliscono e crescono più deboli. Quella volta lì però mi è stato fatale e il giorno dopo sono andato i ferri.

 

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Pensi che ogni surfista con il giusto allenamento possa diventare un big wave rider?

Io credo che sia più l’aspetto mentale quello che conta. Chiunque può allenarsi, ma non per questo tipo di surf. Per surfare onde giganti devi volerlo e devi essere convinto di poterlo fare. Devi volere prendere quell’onda, devi volere andare sempre più veloce, dove volerti trovare in una posizione che non è confortevole. Devi essere convinto di volerlo. E’ pericoloso provare se non sei davvero convinto di volerlo fare. Deve essere prima di tutto una cosa mentale, poi anche fisica.

L’onda che surfate nel film, Turtle Dove, l’avete scoperta voi.. dove si trova? Si può dire o è secret?

No no, non è secret, si trova nel western Australia ma è a 75 km dalla costa e il posto è pieno di squali, grossi squali. Non è un posto affatto amichevole e non ci sono di certo problemi di affollamento.

Tu sei stato il primo a surfarla. Come siete riusciti a scoprirla?

E’ stato merito di Paul Patterson, per anni ha studiato il posto, le correnti, il vento, la giusta direzione della swell. Non è facile trovare la giusta combinazione di questi fattori per surfare onde belle in quel posto.

 

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Com’è cambiato il big wave surfing dagli anni 80 ad oggi?

Negli anni 80 erano tutte tavole lunghe, più l’onda era grossa e più la tavola era lunga. Oggi, con il tow surfing, abbiamo realizzato che la tavola lunga non è necessaria. Se tu riesci a prendere l’onda la puoi surfare anche con una tavola corta. Una 5’10” per esempio può andare benissimo. Ho surfato Sunset su una 6’4”. A volte può essere difficile riuscire a prendere le onde con tavole corte. Per quanto mi riguarda ho usato shape simili in tutti questi anni. Dal ’96 ad oggi ho sempre usato lo stesso tipo di tavole. Un’altra cosa che è cambiata è l’affollamento. Per esempio non surfo più Pipeline o Backdoor perchè sono diventati troppo affollati. Una volta c’erano persone come Johnny Boy Gomez, Dane Kealoha che surfavano e creavano una gerarchia, così lo spot era gestibile. Al giorno d’oggi sono tutti local e anche quando è grosso chiunque vuole buttarsi a Pipeline.

Surfi anche in paddle-in o solo tow in?

Surfo in paddle-in solo Waimea e Sunset. Per il resto preferisco nettamente il tow in.

Cosa pensi quindi di questa recente tendenza a un ritorno al paddle in?

Penso che stia tornando perchè a un certo punto Jaws stava diventanto troppo affollato e Shane Dorian e gli altri ragazzi hanno ricominciato a surfare in paddle in. Ma quello non credo sia il modo migliore di surfare quell’onda. Il tow in è di gran lunga il modo migliore di surfare Jaws, puoi sfruttare meglio l’onda, prendere più onde. Surfare in tow in richiede più abilità, un diverso posizionamento sull’onda e più palle sicuramente. Surfare in tow nel modo giusto richiede un diverso tipo di abilità ancora. Nel senso che tutti possono fare tow, ma non tutti sono in grado di farlo bene. Tutti possono prendere un’onda in tow, ma surfarla nel modo giusto è un’altra cosa.

 

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Cos’è che fa la differenza tra tutti quelli che possono buttarsi in tow e quelli che sono in grado di farlo bene?

La differenza la fa l’esperienza di anni e anni di surf in paddle in sulle onde grosse. Al giorno d’oggi arriva gente che non ha mai surfato big wave e pretende di buttarsi col tow in. La differenza la fa l’esperienza e la conoscenza delle grandi onde, il background, anni e anni di surf su onde grosse e diverse tra loro. E’ facile buttare qualcuno in tow su un’onda senza che abbia esperienza, ma può diventare un incubo. La conoscenza delle onde e la familiarità con quelle grosse è importantissima.

 

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Tu dove hai maturato la tua esprerienza in big waves?

Ahh.. l’ho dimenticato. In molti, troppi posti. Oltre alle Hawaii e l’Australia, in Sud Africa, Sud America, Indonesia, Nord America. In Europa qualche volta, a Mundaka ma in paddle in, non in tow. In Portogallo ho surfato a Nazarè con Josè Gregorio.

Negli anni 80 venivi sempre etichettato come un “extreme guy”, adesso che hai famiglia come ti poni nei confronti dei rischi quando si tratta di surfare onde giganti? 

Quand’ero giovane mi buttavo a capofitto in ogni impresa pazzesca senza pensarci troppo. Andavo e basta. Oggi mi piacciono sempre le avventure estreme ma il rischio è più calcolato, penso di più prima di fare qualcosa di avventato e aspetto l’onda giusta. Non mi butto su tutto, cerco di scegliere e selezionare. Anche l’esperienza e una maggiore conoscenza conta in questo, si tratta di sprecare meno energie quando non ne vale la pena. Mi diverto molto di più adesso, surfo meglio ora e penso che il mio surf sia migliorato ora che ho 47 anni proprio per questo motivo.

 

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Parlando di dimensioni… per noi surfisti italiani un’onda di 4-5 metri è già una big wave. Per te quand’è che puoi dire di sentire la differenza tra un’onda e un’onda grossa?

Al giorno d’oggi molte persone surfano onde fino a venti piedi. Da venti piedi in poi cominci a vedere sempre meno persone in acqua. Oltre i 25 piedi per molti comincia a diventare poco confortevole mentre per me diventa sempre più confortevole. Oltre i 25 piedi l’onda diventa surreale, sei in un altro mondo, come Disneyland. Sono onde rare, molto rare, ma oltre i 25 piedi sento la differenza, è totalmente un altro mondo.

Quali consigli daresti a un surfista che vuole avventurarsi su onde più grosse?

Surfare molto e in ogni condizione. Onshore, affollato, non affollato, da solo, con altre persone… sempre. Continuare a surfare, surfare, surfare più possibile e prendere confidenza con lo spot e con l’onda.

 

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Riusciresti a sintetizzare le regole fondamentali da tenere sempre presente per surfare onde grandi?

Innanzitutto mantenere sempre la calma, prendere il tempo che serve. Essere sicuri che l’equipaggiamento sia in buono stato. Anche il corpo deve essere in buono stato, in forma, senza malattie, infezioni, raffreddori. Se non ti senti bene, non va bene. Devi sentirti pulito e davvero in forma. Prendere sempre la decisione giusta. Inoltre devi sempre pensare che tutto andrà bene, che niente potrà andare storto. Non devi mai pensare che non potresti farcela, ma sempre che sopravviverai. Devi pensare che il peggior scenario che può succedere è che dovrai nuotare, e se devi nuotare allora goditi il sole…

 

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Ti alleni duramente?

Mi alleno per mantenere il giusto atteggiamento mentale più che per il fisico. Surfo, cammino, nuoto, vado in mountain bike. Ogni giorno faccio qualcosa, anche in questi giorni che sono qui in Italia faccio sempre qualcosa, l’importante è continuare a muoversi. Non mi piace molto andare in palestra, ma qui in Hotel faccio un pò di palestra oppure esco a correre. Ogni giorno faccio qualcosa. Anche andare a ballare, fare sesso…

Tu e Leonardo Fioravanti siete compagni di team, lo conosci personalmente? 

Conosco Leo, sua mamma e Steve Bell, il suo manager. So che è il miglior surfista italiano, surfa molto bene, è molto educato, parla qualcosa come sei o sette lingue e da poco ha vinto la medaglia d’argento. Penso che se continuerà a surfare come fa ora e rimarrà a contatto con bravi surfisti, come Kelly Slater, farà molta strada, le persone che lo circondano e sua madre sono molto brave. Deve continuare a viaggiare ed essere a suo agio nei posti dove va, e fare attenzione alle tentazioni, alle donne…

 

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Cosa ti piace fare quando non surfi?

Mi piace guidare, più veloce possibile. Sono stato a Monaco e mi alzavo alle quattro di mattina per trovare le strade deserte e andavo avanti e indietro a 320 km all’ora. L’ultima volta ho quasi distrutto la Porsche… e ho dovuto venderla perchè costava troppo ripararla.

La tua prossima sfida?

Ho un progetto, una sorta di bravata… ma non posso ancora dirti di cosa si tratta. E’ pericoloso e ha a che fare col surf ma completamente differente. Non è un film, è un’acrobazia. Ma non posso dirti di cosa si tratta perchè voglio essere il primo a farla, però sarà qualcosa di incredibile. Ne saprete di più probabilmente verso fine anno, devo trovare i finanziamenti per farlo perchè devo costruire una muta speciale ma non posso dirti altro… sarà qualcosa di incredibile!

 

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