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Articoli | 25 novembre 2011

Levanto The Day After

Le riflessioni del giorno dopo sulla prima storica edizione del mondiale di longboard in Italia, aspettando la prossima edizione a Levanto 2012.

 

Taylor Jensen, Ben Skinner, Ben Haworth, Duane De Soto fanno salotto al sole di Levanto

 

Domenica scorsa è finito il campionato mondiale ASP di longboard con la finalissima italiana Bear Pro 2011. Dopo un soggiorno a Levanto di dieci giorni abbondanti e intensi, caratterizzati dalla lunga attesa delle onde, siamo tornati a casa. Giusto il tempo di riprenderci e di fare una riflessione su questa prima storica edizione…

Innanzitutto, il giorno dopo Levanto le onde non sono arrivate, come pronosticavano alcuni maliziosi pettegolezzi che si udivano nell’aria. In fondo, la battuta era innocua e senza secondi fini, giusto per sdrammatizzare un pò la situazione nei discorsi di tutti i giorni. Le onde (epiche) le aveva fatte il giorno prima del waiting period, e dopo giorni di attesa e di previsioni che slittavano di giorno in giorno, era naturale ironizzare sull’arrivo delle onde il giorno dopo la chiusura del waiting period. Ma per non buttare benzina sul fuoco, il meteo è stato clemente, e Levanto è rimasto piatto anche quando tutti se ne sono andati a casa.

 


Marco Boscaglia commenta la sua heat contro Duane De Soto

 

Nel frattempo, giorno dopo giorno, di commenti se ne sono sentiti, nei bar, fuori dai bar, sui forum, su facebook, twitter ecc. “Dovevano farla qui… dovevano farla di là… dovevano anticipare… posticipare… aumentare il waiting period…” e così via. Tutte osservazioni da un certo punto di vista condivisibili, ma che si scontrano con le dinamiche e le regole che bisogna rispettare se si vuole organizzare un evento di questa portata. La sfera magica non ce l’ha nessuno, e i contrattempi e le sfighe capitano dappertutto, persino alle Hawaii, che hanno subìto una sorte parallela a quella di Levanto, con nove giorni consecutivi di piatta che hanno tenuto in stand by il Reef Hawaiian Pro, prima tappa della Triple Crown, appena conclusa due giorni fa grazie all’arrivo della swell proprio sul finire del waiting period.

Gli atleti lo sanno, sono ben navigati e hanno esperienza di questa e altre situazioni simili. Sono “equipaggiati” per affrontare anche la piatta, anche se naturalmente nessuno vorrebbe mai averci a che fare, soprattutto in una decisiva finale di campionato del mondo. La tensione sale giorno dopo giorno, ma fa parte delle regole del gioco, gli atleti lo sanno e lo accettano, e nonostante momenti di sconforto, non ho mai sentito personalmente nessuno degli atleti denigrare o recriminare come si è sentito invece nei bar o nei discorsi da bar. E’ vero, c’è sempre un posto migliore o con più onde dove si poteva fare, ma col senno di poi è troppo facile da dire.

 


Durante i giorni di piatta sono stati frequenti i meeting con gli atleti per valutare la situazione

 

Il mondiale intanto è finito e nonostante tutti i commenti positivi e/o negativi che si siano fatti sul suo conto da parte dei simpatizzanti o meno, non si può negare che sia stato l’evento più importante che la storia del surf italiano abbia visto nel nostro paese.

I nostri sono usciti subito al primo round purtroppo, il che era prevedibile contro campioni di calibro internazionale, ma l’esperienza per loro è stata sicuramente impagabile. Al giorno d’oggi, a meno di chiamarsi Leonardo Fioravanti, aspirare ad una partecipazione in un mondiale è un sogno lontano. Per fortuna invece di sono le wild card, che hanno dato l’accesso, per la prima volta nella storia, a due atleti italiani a un campionato mondiale ASP. Un’esperienza quindi, anche se breve, da incorniciare.

 


Alessandro Demartini, proveniente dallo short, a proposito della sua inedita esperienza sul longboard

 

Il prossimo anno con ogni probabilità altri due atleti italiani parteciperanno al mondiale, dal momento che l’ASP ha già inserito in calendario la tappa di Levanto dal 9 al 19, anche se con l’etichetta “tentative”. L’intenzione quindi per ora c’è. Ci saranno da aggiustare alcune cose organizzative per assicurarsi contro eventuali periodi di piatta, probabilmente rendendo mobile l’evento, ma ospitare di nuovo il mondiale in Italia sarà di certo un momento positivo che ci auguriamo avvenga di nuovo.

Come sapete tutti, alla fine il mondiale è stato spostato ad Andora, sul ponente ligure, l’unico tratto di costa che è riuscito a garantire, in un breve raggio, onde surfabili e sufficienti a disputare tutto in due giorni. Grazie all’intervento e all’organizzazione impeccabile di Renato e Paolo Colombini del Tortuga Beach, il mondiale si è concluso in una location che non poteva essere più perfetta.

 


Taylor Jensen nonostante la stazza è riuscito a sfruttare le piccole onde di Andora per portare a casa il suo primo titolo mondiale

 

Quando le onde sono arrivate, anche se piccole, gli atleti erano felici come bambini di potersi finalmente godere quel mezzo metro e lavarsi via di dosso tutta l’attesa dei giorni scorsi.

Se siete surfisti sapete bene che quando poi alla fine si scivola sull’onda, il resto non conta più nulla, il passato è dimenticato, esiste solo il presente, la gioia, il godimento. E così è stato, con buona pace di tutto.

 


Dopo la finale ad Andora, la carovana ASP è tornata a Levanto
per la premiazione nella piazza antistante il Casinò

 

Testo e foto di Roberto Montanari

 

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