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Itw | 2 settembre 2011

Axel Piperno Photography

Nonostante il nome, Axel è un giovane fotografo italiano con le pinne ai piedi.

 

Oggi abbiamo il piacere di presentarvi un nostro nuovo collaboratore, si chiama Axel Piperno e lo potete incontrare lungo la costa laziale quando ci sono lo onde. Probabilmente non sarà facile da individuare facilmente perchè Axel ha scelto la fotografia surf con gli sbattimenti maggiori, quella dall’acqua.

Dopo anni di ricerca stilistica, Axel sta finalmente trovando la sua strada all’interno della fotografia surf dall’acqua e sta affinando la sua tecnica fotografica. Quelli che potete ammirare nella gallery in fondo all’intervista sono alcuni dei suoi scatti migliori più recenti.

 

Da quanto tempo ti occupi di fotografia ?

Ho la passione per la fotografia da 5 anni circa

Cosa ti ha spinto a scegliere l’approccio dell’acqua anziché quello da terra ?

La scintilla è scoccata 5 anni fa durante un viaggio in Francia sulla costa Atlantica a nord di Lacanau. Ho visto per la prima volta un fotografo in acqua, ne sono rimasto affascinato e ho deciso che dovevo saperne di più. Da terra non ho mai avuto l’occasione di provare seriamente perciò non saprei dirti. Ho scoperto man mano che il contatto con quello che vivevo in mare è decisamente più intenso visto da dentro e volevo in qualche modo fermarlo. La fotografia in acqua ha soddisfatto pienamente questo bisogno.

Quindi scatti esclusivamente dall’acqua. Hai mai avuto a che fare con la fotografia da terra e teleobbiettivi vari?

Scatto quasi esclusivamente dall’acqua, a parte qualche scatto fatto da fuori in occasioni particolari come in Sud Africa e in Francia durante i miei primi viaggi. Non ho mai avuto la possibilità di utilizzare un vero tele, non ne ho sentito il bisogno fino ad ora… perciò forse è destino che continui così.

E dall’altra parte della lente ci stai?

Faccio bodyboard, saltuariamente ormai, da qualche tempo sto sperimentando l’utilizzo di handplanes e sto riprovando il piacere del bodysurf .

Ti è mai capitato di prenderti qualche insulto dai surfisti per essere “tra i piedi” ?

Insulti veri e propri no, per adesso non ancora. Mi è capito qualche sguardo di traverso a Jeffreys Bay, ma niente di serio. Ho imparato con il tempo e la pratica a posizionarmi bene, per esserci ma allo stesso tempo rendermi invisibile e non essere d’intralcio.

Sono dell’idea che bisogna rispettare chi sta lavorando o chi è del luogo prima di tutto, saper rispettare i locali in acqua è fondamentale. Non intralciare il lavoro dei fotografi “on assignment” siano essi da terra o in acqua è per me importantissimo, fa parte del rispetto che ho per questa professione e per questa arte.

Cosa ti ha ispirato a scegliere questo approccio ?

Il contatto con chi o cosa fotografo ogni volta che sono in acqua è sicuramente qualcosa che cerco se sto fotografando un soggetto. Ci sono persone con cui è difficile stabilirlo e con altre basta uno sguardo e si sa esattamente cosa farà e quando. Quando ciò avviene mi rende il compito più semplice ma non è primordiale, mi adatto e vado avanti.

La ricerca di quella luce che ti permette di esplorare i colori e le ombre più diverse, sto imparando ad apprezzarla ed a coglierla nei momenti più diversi. La mattina all’alba è il momento che preferisco maggiormente al momento.

 

Quando scatti dall’acqua cerchi già di realizzare un risultato che hai nella tua mente oppure improvvisi?

Dipende dalla situazione e dalle onde, a volte mi capita di essere in acqua con i miei amici e allora il risultato non è magari il mio primo obiettivo ma semplicemente condividere un bel momento insieme e sperimentare senza paura di sbagliare. Altre volte dove entro da solo e prendo risacche pesanti in testa per 3 ore, li è perché spero di riuscire a far vedere la potenza del mare e la sua bellezza (nonostante, spesso, il colore dell’acqua, ahimé).

Sei un figlio del digitale o hai un passato con la pellicola ?

Purtroppo, e sottolineo purtroppo, sono un figlio del digitale. Mi rendo perfettamente conto che questa è una mia enorme lacuna! E’ una parte del mio percorso formativo che devo assolutamente colmare.

In che modo eventualmente intervieni sulle foto in fase di postproduzione ?

Cerco di farlo il meno possibile. All’inizio mi capitava di entrare in acqua e di non poter modificare i tempi di esposizione, la ISO o la velocità, avendo iniziato con budget piuttosto ridotto ho cercato di fare con quello che avevo, perciò i risultati erano spesso penosi, buttando intere sessioni perché avevo dimenticato di impostare il campo di messa a fuoco correttamente, per dirne una. Peggio ancora, di non aver controllato la pulizia del port per il fisheye e mi sono ritrovato con le formichine che passeggiavano calde per ore all’interno dell’housing. In quei momenti ho imparato che la preparazione è essenziale per il risultato che si vuol ottenere e aiuta soprattutto a ridurre la correzione in postproduzione.

Mi succede comunque di intervenire per correggere ma cerco di limitarlo a dove è realmente necessario.

Chi  sono i fotografi da cui trai ispirazione e perché ?

Non saprei veramente da chi cominciare, credo che ogni fotografo è fonte di ispirazione. Tim Mckenna rappresenta per me un punto di riferimento, le sue prospettive sono uniche, il modo in cui accende il soggetto mi toglie il fiato.

I fotografi che seguo maggiormente sono Sebastien Durand, Mauro Ladu, Alessandro Lulli e Antonio Muglia.

Qual’é il tuo terreno preferito di scatto?

Vivo e lavoro a Ostia, perciò direi i beach break verso sud, ma quando c’è la condizione anche al nord non mi dispiace. Il bunker e Supertubes a Santa Marinella mi piacciono particolarmente.

Una delle location più belle dove ho fotografato in Italia è la Versilia, ho avuto l’occasione di scattare a Pietrasanta per il FishFry l’anno scorso e ne sono rimasto incantato.

All’estero, per adesso il Sud Africa e Fuerteventura sono le due locations che mi hanno premiato e dove ho avuto le esperienze più vibranti.

Quali sono le difficoltà principali che incontra un fotografo che decide di lavorare in acqua ?

All’inizio, almeno per me,  è stato difficile reperire le informazioni necessarie, essendo un mondo piuttosto chiuso quello della fotografia acquatica. Non conoscendo fotografi che la praticassero ho parecchio penato. Per dirne una, non è stato semplice capire come si riesce per esempio ad evitare le gocce sul dome port … sono diventato matto per capirlo e metterlo in pratica. Questo succedeva 5 anni fa circa, adesso bene o male che sia con dome port o 80mm dal canale me la cavo. Credo una delle difficoltà che a volte ancora permane nelle mie sessioni sia il corretto posizionamento sulla lineup. Sembra facile ma non lo è, soprattutto quando le onde sono grosse e non regolari come qui da noi almeno. Per assurdo è molto più semplice a J-bay con 2 metri regolari ( per me pagano un giostraio in Sud Africa !!!) che a Banzai con mare attivo.

Consideri la fotografia è un hobby o qualcosa di più?

Per me è sicuramente già adesso più che un hobby, la quasi totalità della mia vita gira intorno alla fotografia in acqua. Le mie ferie e quasi tutto il mio tempo libero partono interamente in questo progetto. Da qui a farlo diventare un lavoro vero e proprio, credo che il passo sia molto lungo, ma non si sai mai . Quello che spero in un futuro prossimo è di imparare a fotografare su pellicola e magari con il tempo di farlo in acqua con i risultati di adesso, vorrei tornare alle origini in questo senso.

 

 

 

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