Articoli | 29 gennaio 2010

Soul surfer: la storia di bethany hamilton

Surfcorner.it – Bethany Hamilton, la diciannovenne surfista hawaiana che nel 2003 all’età di 13 anni fu attaccata da uno squalo perdendo il braccio sinistro, andrà sul grande schermo in un film che ripercorre la sua storia incredibile: dieci settimane dopo l’attacco infatti Bethany era già tornata sulla tavola, imparando a nuotare e surfare con un braccio solo.

Nel 2004, un anno dopo l’attacco, il suo libro “Soul Surfer: A True Story of Faith, Family, and Fighting to Get Back on the Board” aveva ispirato milioni di persone e nel 2007 era diventato un documentario dal titolo “Soul Surfer” proiettato in diversi festival del cinema tra cui Cannes.

Ora il regista Sean McNamara porterà la storia di Bethany sul grande schermo, grazie all’interpretazione della giovane Anna Sophia Robb (nel ruolo di Bethany) e di Dennis Quaid ed Ellen Hunt nel ruolo dei suoi genitori.

Bethany è nata alle Hawaii sull’isola di Kauai nel febbraio del 1990. Ha iniziato a fare surf insieme ai suoi due fratelli ancora prima che a camminare, ereditando la passione da entrambi i suoi genitori, anch’essi surfisti. A otto anni era la più forte surfista under16 dell’isola, a 12 era la più forte surfista under16 dell’arcipelago, destinata a diventare la numero uno in pochissimo tempo.
Il 31 ottobre 2003, Bethany era andata a fare una session a Tunnels alle 7.30 del mattino, e mentre aspettava sulla tavola l’arrivo di un set, uno squalo tigre di 8 metri la attacca, le strappa quasi completamente il braccio all’altezza della spalla e la trascina sul fondo. Due centimetri più in là e Beth sarebbe morta: la ragazza scalcia lo squalo sul muso e questo si allontana. Lei si arrampica fino alla tavola e chiede aiuto: sviene. Gli amici non si erano fino ad allora accorti di niente perchè non ci sono stati movimenti d’acqua o lotta in superficie. Beth arriva in ospedale incosciente e quasi dissanguata, ha perso il quasi il 70% del suo sangue ma per il braccio non c’è niente da fare. La ferita viene ricucita, il moncone amputato.
Pochi giorni dopo un grosso squalo tigre è stato catturato nei pressi dello stesso spot, ma non vi è certezza che fosse lo stesso squalo che l’aveva attaccata.

Ai giornalisti che le chiedevano se era orgogliosa di quello che aveva fatto, e di essere lo spunto per un film, Bethany ha risposto con grande maturità: “Cosa dovrei fare… ringraziare lo squalo perché mi ha fatto diventare forse anche più famosa di quello che potevo essere diventando una surfista? Non sono orgogliosa né del film, né del fatto che mi chiedano di posare per una linea di abbigliamento o di firmare un profumo. Sono orgogliosa di essere quello che sono, e sono felice di poter vivere la mia vita con pienezza. Invito tutti i ragazzi che vivono un’esperienza traumatica come la mia, qualunque essa sia, a fare quello che ho fatto io: zittire la rabbia e dare sfogo alla propria energia positiva. Volevo solo fare surf, lo avrei fatto anche con una gamba sola e se non avessi avuto le gambe avrei trovato il modo di fare surf sulle braccia…”

Siamo tutti con te Beth!

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