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News | 3 dicembre 2009

Tonga: un ultimo grido d’aiuto per continuare a sopravvivere

HA’APAI (Arcipelago di Tonga Sud Pacifico) – Tra le prime case sulla spiaggia e il livello dell’oceano ci sono meno di 30 centimetri. Fra il lusso dei resort creati per osservare il passaggio delle balene e le condizioni di vita dei pescatori è rimasta invece una distanza di secoli anche se il regno di Tonga guidato da ‘King George Tupou V’ non ha mai subito colonizzazioni ma solo l’alternata benevolenza di un sovrano disponibile a distribuire in prestito perpetuo un pezzo di terra a tutti gli abitanti. Siamo dall’altra parte del mondo ma anche in un altro mondo.

Invitati dall’’Aosis’ l’organizzazione delle piccole isole-stato membri delle Nazioni Unite e minacciate dai cambiamenti climatici, iniziamo da Lifuka una linguetta di terra tra le acque di nemmeno 3000 abitanti con la pista dell’aeroporto che la taglia esattamente in due, e si può passare da est a ovest solo quando il cancello è aperto, il nostro rapido giro della terra che in meno di 3 settimane ci ha portati con un piccolo gruppo di giornalisti arabi, asiatici e americani a passare dal Sud Pacifico alle Seychelle minacciate dall’erosione e dai pirati somali , dall’Oceano indiano con le piattissime Maldive che stanno per affondare, all’Atlantico dei Caraibi di Grenada e Antigua rimaste ormai senza barriere coralline e sempre più preda degli uragani.

Dessima Williams la tenace ambasciatrice di Grenada all’Onu e chairman dell’Aosis, si era raccomandata una sola cosa: “Partite subito, fate in fretta parlate con quante più persone potete… Fate sapere cosa sta succedendo prima che il summit di Copenaghen si concluda con un nulla di fatto…. Queste popolazioni rischiano di non avere più futuro….”.

Balzi di decine di migliaia di chilometri per passare da atolli astemi e musulmani a maggioranze cristiane e buddiste, hanno offerto un denominatore comune per il summit sull’ambiente: si chiama lotta per la sopravvivenza. Non è un semplice appello, è un ultimo allarme.

A ‘Ha’ apai’ si arriva con piccolissimo aereo che non porta più di 11 persone a viaggio ,dopo un volo di 29 ore da New York . Simote Mahe 43 anni il funzionario del ministero dell’ambiente che la domenica suona in chiesa con la sua rock band, ci aspetta con una jeep bianca e un’ unica condizione: chiede mezzo pieno di benzina perché il suo ufficio da mesi non ha più budget e il carburante costa 3 dollari al litro, il triplo di Manhattan. La prima visita è sulla costa nord, completamente corrosa. Con l’alta marea l’acqua entra ormai tutti i giorni nella modesta cucina di David Kelepi 34 anni, una moglie e quattro figli. Le stime degli scienziati parlano di un oceano che cresce di 6,8 millimetri l’anno: 2 centimetri ogni 3 anni.

“Mi hanno offerto un pezzo di terra un poco più indietro – spiega David che quando non pesca fa anche il carpentiere e aggiusta barche – ma la mia casa non ha le ruote e io non ho i soldi per costruirne un’altra . Aspetterò coi piedi bagnati che l’assicurazione finanzi quello che ha promesso. Ho cominciato ad avere paura del mare…. Anche se qui la vita è tranquilla spesso vado a dormire con l’ incubo… “.

Leggi tutto l’articolo di Giampaolo Pioli su Quotidiano.net

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