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L’anno sabbatico: report dalle hawaii

Continua il viaggio intorno al mondo di Mauro Ladu nel suo anno sabbatico, dopo il sud America e l’America centrale questa volta siamo alle Hawaii, tra Oahu e Kauai.

Hawaii – Oahu e Kauai
Fino all’ultimo ho sperato come un bambino nella collana di fiori all’arrivo all’aeroporto di Honolulu. Ma niente! Neanche l’ombra delle suadenti ragazze in gonnella di paglia che ti salutano con “l’Aloha” con alle spalle i suonatori di Ukelele (chitarra Hawaiana) che nel nostro immaginario associamo a queste isole. Solo la solita ansiosa attesa dello zaino – speriamo che non me lo perdano!– sul nastro trasportatore e della tavola – speriamo che non me la rovinino!– dalla porta “bagagli oversize”. La collana di fiori, che fa davvero tanto Hawaii, sembra essere un trattamento ormai riservato solo a chi arriva con qualche viaggio organizzato dai vari tour operator “dammi 10000 $ e ti organizzo la vacanza dei tuoi sogni”!

Una volta passati i primi tre giorni ad Honolulu ospitato da un amico di amici in cui mi sono mescolato con le orde di turisti giapponesi intenti a farsi fotografare con le onnipresenti dita a V, la destinazione obbligata è stata la mitica north shore.

Quando dopo circa un’ora di traffico lo shuttle dell’ostello ha preso l’uscita per Haleiwa e dalla posizione leggermente sopraelevata della strada la vista dell’oceano sterminato si è stesa davanti a noi, la scena è stata indimenticabile: a perdita d’occhio da est a ovest l’unico colore che si distingueva era il bianco delle spume che avvolgeva l’orizzonte ammorbidendo i contorni di case e cose! Una mareggiata di 25 piedi proveniente dai quadranti settentrionali, con la rapidità che contraddistingue l’arrivo e lo scemare delle mareggiate Hawaiiane, era sopraggiunta nella notte colpendo la parte settentrionale di Oahu con mostri d’acqua di 10 e passa metri.

Il tempo di sistemare i bagagli nell’ostello, noleggio una bicicletta e con macchina fotografica a tracolla mi fiondo verso la spiaggia di pipeline che insieme a Waimea è uno dei pochi spot che regge mareggiate di dimensioni enormi. A Banzai Pipeline beach ancora prima di vederlo, il mare lo senti. I boati provocati dalle onde che frangono vicinissime alla riva giungono fino alla strada trafficata di macchine e affollata di curiosi che da ogni parte dell’isola arrivano a vedere lo spettacolo della north shore on fire.

Pipeline credo sia una delle onde più celebri e più fotografate al mondo. Tutti abbiamo visto almeno un video con qualche pro intubarsi nella celebre sinistra che nei giorni migliori avvolge i surfisti nella sua acqua verde turchese e li accompagna fuori accompagnati dal consueto sbuffo di spuma! Trovarsi a pochi metri di distanza cambia tutto. Tutto è così veloce e perfetto, onda, take off, tubo, boato della folla in spiaggia si uniscono in un ritmo incalzante con i centinaia di click dei fotografi appostati dietro ai propri cavalletti.

A rendere la giornata ancora più indimenticabile è stato il contest che dalla mattina si stava svolgendo e che quindi dava la possibilità di vedere ad esempio i fratelli Irons alle prese con bombe di 7-8 metri di perfezione!
Sulla north shore di Oahu non si tratta di passione per il surf ma si tratta di vero e proprio culto per il surf. Tutto parla di surf e di onde.

Se i vari reef lavorano come si deve alla mattina si vedono surfisti di ogni età con i propri gun sotto braccio o sul tetto della macchina e si creano delle vere e proprio colonne di auto di surfisti e non che da ogni parte dell’isola arrivano per surfare, vedere, fotografare lo spettacolo offerto dall’oceano. E una volta tramontato il sole, se è stata una buona giornata sulla north shore lo si riconosce dal numero di tavole rotte accatastate fuori dalle case in attesa di essere portate via dal servizio raccolta rifiuti.

Non mi stò a dilungare descrivendo le onde della north shore partendo dai reef di Haleiwa fino alla destrona di Sunset beach perché non voglio diluire con i tecnicismi le emozioni che ancora oggi porto dentro. Spero che gli scatti di quei giorni riescano a comunicarne almeno una parte.

Giusto qualche consiglio, in pillole, per i viaggiatori zaino in spalla con tavola sotto braccio.

Per girare per Oahu è necessaria l’auto. Cosa incredibile ma nell’isola del surf per antonomasia non è consentito portare la tavola sui mezzi pubblici.
Per alloggiare sulla north shore ci sono pochissimi ostelli. Oltre a quello dove sono stato io a due passi da Waimea (http://backpackers-hawaii.com/) ho sentito solo di un altro di fronte a Rocky Point. Il consiglio è di prenotare per tempo. Il costo di un letto in camera da 4 è di circa 25 $.

Se la north shore è impraticabile per le dimensioni della mareggiata, provate la costa ovest risalendo gli spot fino a Makaha. E’ questa la zona meno turistica, più povera e più local dell’isola quindi non aspettatevi di prendere il miglior set della giornata.
Anche se in inverno a farla da padrone è la north shore, Waikiki beach offre delle ondine da long super divertenti.
In inverno si surfa bene con il mutino. Anche se i local sono in costume assicuro che l’acqua è freschina!

Se invece si vuole sfuggire all’affollamento di Oahu si può decidere di passare qualche giorno nella più piccola delle isole Hawaii: Kauai. I voli tra le varie isole, operati da Hawaiian e Aloha Airlines costano circa 50 $ per tratta se prenotati all’ultimo momento, un po’ meno se presi con più anticipo.

Kauai presenta condizioni simili a Oahu e la sua north shore durante le mareggiate invernali offre onde “world class” di pari perfezione ma sicuramente meno affollate di Pipeline o Sunset.

Entrambe le isole sono dal punto di vista naturalistico bellissime e consiglio assolutamente di spendere qualche giorno lungo i vari trekking che le attraversano in lungo e in largo. Vi troverete perduti tra montagne, cascate e vallate lussureggianti, gran canyon e deserti che si collegano a spiagge incontaminate che si estendono per chilometri e chilometri.

Ad eccezione di Honolulu che con i sui 3 milioni di abitanti presenta le caratteristiche di una qualsiasi capitale Statunitense, la popolazione è cordiale ed ospitale per cui non sarà difficile farvi pervadere dallo spirito dell’Aloha.

Mauro

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