Articoli | 23 novembre 2007

L’anno sabbatico: report dal peru’

Surfcorner.it – Dal Perù ci arriva il primo report di Mauro, in viaggio per il suo Anno Sabbatico (leggi qui se ti sei perso la prima puntata).
Al momento della pubblicazione, Mauro si trova già in Costa Rica sotto un sole a 30 gradi e con onde di 1/1,5 mt glassy da ormai una settimana…
Che altro aggiungere, se non un Pura Vida!

PERU’
Seduto sul letto dell’ ostello a Guayaquil, in Ecuador, con la tavola che mi fa da scrivania, mi trovo a rivedere la selezione di circa 500 scatti fatti in queste 5 settimane di Perù e a fare un pò di mente locale per cercare di condensare il più possibile senza diventare noioso.

Domani un airbus A320 della Taca Airlines mi porterà a San Josè, Costarica. Altre storie, altri luoghi, altri momenti da conservare nelle memorie di questo viaggio.
Durante le prime 3 settimane in Perù ho seguito l’itinerario turistico classico. Atterrato a Lima, ho cominciato a spostarmi con gli autobus verso sud. Con una spesa per noi decisamente accettabile si effettuano spostamenti anche di 15-18 ore su autobus con sedili letto molto comodi, e con servizio di cena, pranzo, colazione a bordo.
La prima tappa è stata Nasca e le sue omonime misteriose linee tracciate nel deserto da chissà chi secoli e secoli fa. Proseguendo e cominciando a salire sulle Ande, sono arrivato ad Arequipa, una delle più belle città Peruviane, chiamata anche la Ciudad Blanca perchè molti suoi edifici sono costruiti con una pietra vulcanica dal caratteristico colore bianco.
Dopo Arequipa è stata la volta di Puno, cittadella sulle sponde del Lago Titicaca, lago più grande del sud America nonchè Lago navigabile più alto del mondo (oltre 3800 m slm).
Da Puno mi sono imbarcato per le Islas Flotantes, un insieme di isole galleggianti costruite su delle piattaforme di uno speciale tipo di canna chiamato Totora.
Il lago Titicaca rappresenta anche una comoda frontiera per entrare in Bolivia. CosÏ da Puno decido di fare una deviazione di qualche giorno per visitare La Paz, capitale economica della Bolivia. In Bolivia infatti c’è una contesa tra La Paz che vorrebbe diventare capitale dello stato a tutti gli effetti e l’attuale capitale che invece è Sucre.
Dalla Bolivia, rientro in Perù alla volta di Cusco e di quello che è il sito più visitato del sud America: Machu Pichu. Abituato ai prezzi Peruviani e Boliviani rimango spiazzato quando scopro che per visitare Machu Pichu, anche seguendo un trekking alternativo non invaso da turisti, si devono spendere come minimo 100$.

Il costo della vita per noi italiani è in generale molto contenuto. Per dare qualche cifra: si dorme con 5 $ e se nei ristoranti si prendono i menù del giorno si mangia con 1-2 $ al massimo. Una corsa in taxi costa circa 2 $, una notte di viaggio in bus comodo una 30ina di $. Per tutto si deve contrattare se non si vuole spendere il doppio solo perchè siamo turisti.

Cusco e Machu Pichu sono state le ultime tappe Andine di questo viaggio. Da Cusco, infatti, in un’ora di volo sono a Lima da dove con 18 ore di bus arrivo a Mancora, alla scoperta di qualche onda Peruviana. A Lima, acquisto la tavola che mi accompagnerà per questo anno di viaggio. Con 390 $ compro una 6.2 al negozio/laboratorio di Wayo Whiler, shaper Australiano che vive ormai da più di 20 anni a Lima. Dicono che sia uno dei migliori sia per esperienza sia per i materiali che usa. Lima rappresenta il meglio per acquistare tavole, mute e tutto il resto. A Mancora, ad esempio, che è la capitale del surf del Perù del nord non ci sono shaper e i pochi surf shop vendono tavole usate molto malmesse e quasi tutte con fins resinate fisse.

Il Perù, surfisticamente parlando si può dividere per comodità in 3 zone: la zona sud che va dal confine Cileno a Lima, la zona di Lima e il Norte.
Per questioni di tempo, di comodità e di sicurezza personale decido di fare base a Mancora e girare un pò per la zona norte dove l’acqua non è fredda e la sicurezza nel girare è decisamente accettabile.
La maggior parte della linea costiera del Perù è lambita dalla corrente di Humboldt che rende l’acqua molto fredda anche in estate. Quindi, soprattutto se si resta al sud, muta e calzari sono necessari. A Mancora si comincia invece a sentire la corrente del Nino per cui con una mutino o massimo 3/2 si stà benissimo ma basta andare più a sud di 20 km è l’acqua diventa ghiaccio.

Sempre al sud, molti spot sono raggiungibili solo con 4×4 o con mezzi privati e, dai racconti di locals, mi è sembrato di capire che quando si esce dall’acqua è facile che non si trovi più macchina e tutto ciò che conteneva. Ragione in più per scegliere il nord.

La caratteristica comune alla maggioranza degli spot peruviani è quella di avere onde sinistre lunghissime.
Senza per forza aspettare che si attivi Puerto Chicama, nei pressi di Ciclayo, con la sua onda di 4 km, i point peruviani regalano molto facilmente onde surfabili per diverse 100aia dimetri.

Venendo a Mancora.
Dopo 20 giorni di notti gelide a 3800 metri e di fiato corto per la mancanza di ossigeno, quando scendo dal pullman non sembra neanche di essere in Perù. Il sole è caldo e si comincia a sentire il caribe con i suoi ritmi calienti. Anche le persone sembrano più solari e sorridenti.

Mancora, cittadina di 9000 abitanti, a 150 km dal confine Ecuadoregno, è una delle mete predilette dai Peruviani per le loro vacanze estive che vanno da Gennaio a Marzo. Per il resto dell’anno la maggior parte dei turisti sono surfisti di mezzo mondo alla ricerca della loro onda perfetta.

Mancora ha una sinistra molto divertente e non particolarmente difficile perchè non tuba nè chiude. Rompe su un fondo di roccia allíestremità sud della spiaggia e in 12 giorni ha lavorato sempre. Meglio con marea crescente. Anche quando i locali sconsolati dicevano “Hoy no hay nada” c’era un bel metrino che avrebbe fatto invidia alla maggior parte di noi surfisti italiani in eterna attesa di maestralate e libecciate.
Il fatto che ci sia solo un picco fa si che in acqua c’è sempre parecchia gente. Le precedenze non esistono quindi se sei bravo surfi, se esiti non becchi nulla.

Oltretutto nei giorni in cui soggiornavo a Mancora si stava svolgendo la tappa del campionato del mondo femminile ASP il Mancora Perù Classic quindi il problema affollamento mi ha fatto fare non pochi viaggi di autobus e combi (furgoncini per trasporto pubblico) alla ricerca di onde meno affollate.
Con Gabriel, Costaricano diventato mio compagno di viaggio per questi giorni abbiamo surfato questi spot.

Zurritos: a circa 60 km a nord di Mancora c’è il paesino di pescatori di Zurritos con una spiaggia che produce bei set di onde sinistre. La qualità non è come quella di Mancora ma in acqua si è sempre in pochissimi. E l’acqua è più calda che a Mancora.

Poco più a nord di Zurritos c’è una specie di base navale che si chiama Santa Rosa. Nella spiaggia a ridosso delle case rompono delle onde sinistre lunghe un 100aio di metri. A seconda della swell e della marea rompono alla dx del molo oppure in prossimità delle rocce. Affollamento inesistente. In acqua in due.

Proseguendo verso nord c’è Caleta Grau, uno spiaggione che, come da copione, vi permette di surfare onde sinistre facili e senza nessuno in acqua se non qualche sparuto pescatore su delle specie di barchette in legno. Da Mancora sono tutti posti raggiungibili in combi con circa 2 $. Vi mettete a bordo strada e sperate che passi uno di questi furgoncini e che soprattutto si fermi a caricarvi. Idem per il ritorno.

Andando invece a sud di Mancora.

Il primo paese che si incontra 10 km a sud si chiama Organos. Sembrerebbe che il nome sia stato dato da un surfista una 30ina di anni fa ma credo si tratti di una leggenda.
All’estremità sud della baia in prossimità della rocce piene zeppe di ostriche rompe una sinistra tubante che non ho avuto modo di vedere al lavoro perchè era un giorno di vento fortissimo.

Continuando a scendere, dopo un’altra decina di km c’è il villaggio di El Nuro e della sua onda omonima. Da Organos si deve aspettare un pick up che fa la spola e che per 30 cents vi carica dietro nel cassone e vi porta in spiaggia. Sulla spiaggia si deve camminare fino all’estremità sud dove, come al solito, in prossimità delle rocce rompe una sinistra carina. Ci sono rocce in un paio di punti e l’onda è per lo standard peruviano molto corta quindi non sarà difficile che vi troviate soli a surfare come è successo a noi.

Andando ancora più a sud, questa volta con un bus di linea, scendete al paese di El Alto da dove aspettate un pick up che vi porta fino al villaggio di pescatori di Capo Blanco. Capo Blanco ha due onde. L’omonima onda di Capo Blanco è il tubo più consistente del nord del Perù. Regge fino ai 4 metri ed è un’onda molto difficile. Rompe su reef, ha un take off molto veloce che non permette errori a causa delle rocce affioranti che vi aspettano a pochi metri in direzione della spiaggia. Mi sarebbe piaciuto fare qualche scatto a questa meraviglia ma purtroppo necessita di una swell molto consistente per attivarsi. A causa delle difficoltà dell’onda il localismo qui dicono sia feroce.

A sud di Capo Blanco, sotto il faro, c’è Panic Point. Quando ho visto dove rompe l’onda ho capito il senso del nome. Si entra tra le rocce e l’onda rompe su reef di fronte a dei bei roccioni. La forma dell’onda (vista in foto) mi ricorda un po’ Jaw. Deve essere anche questo un bello spettacolo.

Proseguendo ancora verso sud, si incontra la Città di Talara. Da Talara aspettiamo un combi che ci porta fino alla città fantasma di Lobitos. Fino agli anni ’30 Lobitos era abitata per lo più da Inglesi ed Europei che lavoravano per una compagnia petrolifera. Una legge emanata dal governo ha fatto cambiare le modalità di sfruttamento delle risorse petrolifere a discapito delle compagnie straniere e come conseguenza Lobitosè stata abbandonata dai suoi abitanti e oggi quello che si trova è una sonnolenta base militare, un paese fantasma e qualche sparuta abitazione con qualche surfista di passaggio. Lobitos è quanto di meglio ho visto in Perù. La spiaggia a ridosso del paesino ha ben 6 point che producono onde sinistre. Tubanti, franose, piccole e grandi. Un supermercato delle onde. Noi siamo entrati nel punto chiamato Piscinas. Per arrivarci si deve entrare nel perimetro della base militare, ma il soldato messo a fare il piantone sembra abituato al continuo via vai di gente con muta e tavola sottobraccio e non ha dato problemi.
Anche se c’era un vento di minimo 20 nodi, piscinas continuava imperterrita a fornire set di 1,5 / 2 metri con una corsa di 2-300 metri. Peccato che l’acqua sia ghiacciata.

Il momento migliore per surfare è dall’alba fino alle 10 circa. Poi, tutti i giorni puntuale, si alza vento che rovina le onde e che continua fino a tarda sera. Quindi per avere le condizioni glassy sveglia alle 5.30 sfruttando anche il fatto che qui fa luce molto presto.

Passati così i 10 giorni di Mancora, con 10 ore di bus sono arrivato qui a Guayaquil in Ecuador, nel pieno della stagione delle pioggie, da dove domani riprende il viaggio.

Hasta pronto
Mauro

PS: chi fosse interessati a report di viaggio più dettagliati visiti
www.mauroladu.com

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