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Giulio Caruso Doma Mavericks

Surf, Giulio Caruso del team Wipeout doma la grande onda di Mavericks in California. L’atleta cagliaritano è negli Stati Uniti per un anno di studio e per allenarsi sulle onde dell’oceano Pacifico.

 

Un anno in California per studiare, trascorrere i pomeriggi ad allenarsi e andare a caccia di onde magiche. Giulio Caruso, diciotto anni compiuti a gennaio e festeggiati sotto il cielo d’America, si trova a Santa Cruz in California e qualche giorno fa ha realizzato un sogno: surfare la grande onda di Mavericks, uno delle più temute dell’oceano Pacifico.

Il surf gli scorre direttamente nel sangue e proprio per amore delle onde al momento di individuare la destinazione del suo anno di studio all’estero non ha avuto dubbi. Doveva essere un posto vicino al mare. La scelta, quando si tratta di Stati Uniti, non poteva essere che una: la California. Giulio Caruso, atleta del team Wipeout di Cagliari e diciotto anni compiuti lo scorso 16 gennaio, sta vivendo a Santa Cruz un’incredibile esperienza formativa grazie al Rotary International. Esperienza fatta di studio e di mare, tanto mare, accompagnato dal suo host-father Ed Guzman, pioniere del surf californiano e titolare di una delle scuole di surf più importanti e rinomate della regione.

 

Giulio al Surf Ranch di Kelly Slater

 

Qualche giorno fa, precisamente il 24 marzo, il giovane surfista cagliaritano, già protagonista di tante competizioni agonistiche in Italia e in giro per il mondo (incluse alcune esperienze con la nazionale italiana) ha preso coraggio e si è tuffato nelle acque di Half Moon bay nel nord della California ed è andato a prendersi, tre chilometri al largo della costa, una delle onde più temute del pianeta chiamata Mavericks.

«Alle prime luci del mattino c’erano già una decina di persone che si stavano cambiando al parcheggio – racconta Giulio Caruso – l’adrenalina era tantissima e l’emozione ancora di più. Io e il mio amico Chapman Dundas siamo corsi immediatamente al punto di osservazione dello spot e abbiamo visto che le condizioni erano eccezionali: acqua cristallina e neanche un filo di vento. Le onde erano tra i sei e i nove metri e formavano un tubo perfetto, era uno spettacolo incredibile. Pagaiando lungo la baia i frangenti si facevano sempre più grossi e potevo sentire tutta la potenza dell’oceano e vedere il fascino di un posto così bello e pericoloso allo stesso tempo. Osservando i più temerari remare e cavalcare quelle montagne d’acqua sapevo che il mio unico desiderio era prendere un’onda. Ho dunque respirato a fondo e mi sono concentrato, arrivando sino a far sparire la paura e a lasciare spazio soltanto all’adrenalina e al desiderio. La prima onda è stata incredibile: mi sembrava di essere in caduta libera e appena ho toccato l’acqua con la tavola ho preso velocità lungo la parete. È stata un’esperienza indimenticabile, sicuramente lo vorrò rifare ancora, mi allenerò per prepararmi a surfare onde sempre più grandi e potenti».

 

 

Le ispirazioni, durante questo anno all’estero, non mancano. Già qualche mese fa Caruso era stato il primo italiano (dopo Leo Fioravanti, ndr.) a surfare al Surf Ranch, la perfetta onda artificiale creata dalla leggenda del surf Kelly Slater. E tra le lezioni alla high-school Caruso ha tempo anche di partecipare al campionato scolastico di surf una competizione che da sempre sforna i migliori talenti americani. «Continuerò ad allenarmi per le gare, ma voglio surfare anche onde sempre più grosse – conclude Caruso – mi ispiro al mio amico Francisco Porcella, un’atleta che non ha bisogno di presentazioni. Ma vorrei anche ringraziare la mia famiglia ed Ed Guzman, per ospitarmi qui in California e per avermi preparato mentalmente a surfare Mavericks, così come il mio amico Chapman per aver condiviso con me la mattinata ad Half Moon bay».

 

 

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