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Cheers Mick!

Dopo 17 anni di carriera sempre ai massimi livelli, Mick Fanning ha tirato i remi in barca dopo la sua ultima apparizione a Bells Beach. Difficile trovare qualcuno a cui non piacesse il suo stile e la sua personalità. Lo salutiamo con questo articolo del nostro Luca Dalla Costa.

 

Ai surfisti piacciono i cicli. Se non altro quelli stagionali. In una vita fatta di improvvisazioni certe routine sono alla base delle poche certezze delle quali abbiamo bisogno: autunno arrivano le onde, d’inverno si battono i denti o si sverna, in primavera si ricomincia a godere un po’ di più e soffrire di meno, d’estate si cerca qualche posto tranquillo a sufficienza dove conciliare l’utile (le ferie) al dilettevole (le onde).

 

Mick Fanning wild card a Bells Beach nel 2001. ©Wsl/Karen

 

Dopo 17 anni di Championship Tour, Mick Fanning ha detto che non vuole più saperne. Perché le stagioni del World Tour in giro per il mondo sono un’estate continua che non decidi tu dove passare. E per quanto siamo tutti convinti che non ci sia nulla di meglio che un’endless summer piena di onde, in realtà a una certa ti devi fermare, fare due conti e ricaricare le batterie.

 

 

Fanning attaccato da un grosso squalo bianco a Jeffrey’s Bay nel 2015.
Fortunatamente ne è uscito illeso

 

Mick si è fermato, si è guardato indietro e ha detto: ‘mi pare bene, a posto così’.

‘White Lightning’ ha deciso di staccare a Bells Beach, dove guarda un po’, tutto era cominciato nel 2001 con la prima vittoria in carriera nel World Tour, da wildcard. E c’è mancato poco che non facesse fare un giro completo alla giostra, con una finale arrivata surfando in surplace, come se fosse un’uscita nel giardino di casa, cosa poi non così distante dalla realtà. Invece ci si è messo di mezzo il villain Italo Ferreira (che chissà se l’anno prossimo ti danno il visto per entrare in Australia…) a rendere il finale un po’ più agrodolce ma forse più reale. Che sta storia è bella, ma siccome è storia di vita e non un filmaccio mica deve per forza finire con un happy ending così scontato come una vittoria all’ultima gara in carriera proprio di fronte al tuo pubblico.

 

 

Gli ultimi 7 giorni di Fanning nel Tour

 

 

Che poi, è il concetto di fine in tutta l’epica dell’australiano a essere messo in discussione. Perché l’avventura nel Tour ha inizio nel 2001, a tre anni dalla morte del fratello Sean. E tutto si conclude nel 2018, a tre anni dalla morte del fratello Peter. Traumi che si affrontano diversamente a 20 o a 30 anni, eppure in entrambi i casi qualche risposta si riesce a darsela. Nel 2001 si è trattato di metter giù la testa e ritirarla fuori per ricominciare a respirare, circondato dagli amici in una sessione adrenalinica a D-bah. Nel 2018 invece ci si rende conto che c’è bisogno di un respiro più ampio, controllato, che la solitudine ovattata del Tour non è più sufficiente a colmare certi vuoti, nonostante una surfata da soli a Bells Beach sia un bel godimento. O forse che proprio quella solitudine è un valore che va preservato, ricercato e trovato al momento giusto, mentre si procede a tappe non forzate circondati dagli amici di una vita e dagli affetti che contano.

 

Wsl Awards 2010, premiato da King Slater. ©Wsl

 

Nel 2011 Brad Melekian su The Surfer’s Journal provava a rispondere alla domanda che qualcuno inizia a farsi a un certo punto: “si smette di surfare?”. E nonostante tutta una narrativa surfistica incentrata sul fatto che “No, non succede” e che il surf è fatto solo di inizi, beh, succede che in realtà si smetta. Non controlli più le previsioni, non ti tieni aggiornato sulle ultime gare, sugli ultimi edit, non ti abboni più a una certa rivista. Si smette di surfare così come smettiamo di fare tante altre cose che per un pezzo hanno fatto parte del nostro quotidiano. Eppure ci sono molti modi di continuare, a surfare così come a fare qualsiasi altra cosa ci faccia stare bene. È solo questione di riadattarsi, di cambiare abitudini, di cambiare ritmi, di lasciarsi dietro quelle puttanate retoriche sul commitment.

 

Doccia di Champagne al Quiksilver Pro France 2013. ©Wsl

 

 

Dieci anni fa Mick Fanning è stato l’ultimo atleta del quale abbia avuto un poster appeso in camera. Ero in Erasmus a Lisbona e volevo andare sulle onde veloce come lui. A velocità non ci siamo neanche mai andati vicini, ma da quella stagione che forse ha rappresentato il mio apice a livello surfistico nel frattempo di surf ho iniziato a farne sempre meno, fino ad arrivare a pensare di aver smesso. E invece mi rendo conto che sono solo gli orizzonti a cambiare ed è giusto così, basta capire che non è una questione di velocità o di quantità, l’importante è continuare con The Search, no?

Quindi Mick, la prossima volta che John John Florence ti chiede se hai paura del futuro fuori dal Tour, tu digli di no. Chi ti ferma a te?

 

#CHEERSMICK

 

Di Luca Dalla Costa

Cove foto: Vittoria in Brasile nel 2007. ©Wsl

 

 

©Corey Wilson

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