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I bra boys in versilia in attesa della prima del film

La family Inside ospita la tappa dei “Bra Boys” per la proiezione in anteprima del loro tanto atteso film.
E’ in questi giorni ospite della famiglia Inside uno dei Bra Boys, in vacanza in Versilia nell’attesa dell’arrivo di tutta la Bra-Family al completo che attualmente si trova impegnata nel tour promozionale dell’omonimo film “The Bra Boys”, successo in Australia e in tour in giro per il mondo.
Koby Abberton, protagonista del film, insieme ai suoi fratelli ed altri ospiti a sorpresa, hanno scelto la Family Inside per appoggiarsi a quella che sarà la presentazione italiana del video, e chiaramente anche se in acqua sarà impossibile poter dire la nostra, cercheremo perlomeno di tenergli testa nella session serale del Big Party che stiamo organizzando con tutto il team Inside al completo. Mai e poi mai avrei immaginato di poter conoscere ed ospitare quella che per chi segue il surf a 360 gradi è considerata come la tribù surfistica più importante di tutti i tempi….. Un grazie particolare va ai fratelli Francesco e Giovanni Palattella i quali hanno già condiviso molte onde assieme ad alcuni dei “BRA BOYS” nei loro secret più importanti ed hanno un legame molto stretto con alcuni di loro.

THE BRA BOYS
I gladiatori delle onde raccontati dalla voce ruvida di Russell Crowe. Maroubra beach, Sydney, Australia. Vento, rocce, dune. Libertà selvaggia. Qui i bambini scarabocchiano il mare, surfano, vanno sotto, poi tornano dritti, col sorriso divertente e sprezzante di chi ha bevuto, ma almeno ha guardato in faccia la vita. Un cartello avvisa: vietato nuotare, corrente troppo forte.
Le case sono basse, niente grattacieli. La gente ti passa accanto scalza, con aria professionista, la tavola sottobraccio, non ha tempo da perdere. Questa è la Wall Street del surf, ma ha un cuore nero e spirito operaio. È la spiaggia degli arrabbiati, dei figli di nessuno, dei reietti. Musica, slang, rap. Acqua azzurra, acqua chiara, esistenze torbide. Non Bondi beach, il mare dell’alta società, con la schiuma addomesticata, ma le correnti spericolate, quelle che tolgono il fiato e capovolgono. Se riemergi, sei fortunato. Cavalloni e scogliera, in mezzo tu. Anzi loro.

I Bra Boys. È il documentario dell’anno, tutti in fila a vederlo. Un sapore di mare acido: disperazione, machismo, violenza. Ma anche coraggio, incoscienza, sfida del pericolo. Gioventù bruciata, oggi. Un Mercoledì da leoni era un film romantico sulla generazione che scopre il ’68 cercando l’onda perfetta. I Bra Boys è la sua versione moderna. Il sentimento è cambiato, l’innocenza anche, i coltelli tagliano, le pistole sparano. Maroubra compare per la prima volta nelle mappe nel 1890. È subito mare di disastri: nel 1899 affonda la Tekapo, che fa rotta tra Sydney e la Tasmania, in cerca di carbone. La nave si rompe in tre pezzi, un anno prima è naufragata l’Hereward. A Maroubra è difficile restare a galla, troppa natura rissosa. La prova di virilità è tuffarsi dalla scogliera senza finire sulle rocce.
Marlon Brando aveva la moto, questi hanno il surf. Nel documentario c’è passato e presente, rabbie antiche e nuove di una tribù del mare che è sempre stata mal sopportata dalle autorità. È girato dai protagonisti, con materiale loro. Gli Abberton, una gang. Fratelli di violenza, ma anche di surf, sempre in cerca dell’onda. Koby, Sunny, Jai, Dakota (che resta in ombra). Tre padri diversi, stessa madre, Lynn, eroinomane. Povertà e squallore. E una mitica nonna, Ma’, che li cresce. La storia di Koby: “Ho lasciato la scuola a sette anni, gli insegnanti mi chiedevano perché non avessi l’uniforme. Non avevamo soldi. Ho vissuto tutta la mia vita a Maroubra in una casa popolare, ci sono nato anche, perché mia madre eroinomane, in ospedale avrebbe avuto problemi. Non era un bel quartiere: gang, spacciatori, risse, fucili. Era difficile tenersi lontano dai problemi. L’unico padre che conosco è uno scassinatore di banche, che si è beccato 12 anni per rapina. Non era mio padre, ma il compagno di mia madre, che nascondeva pistole e passamontagna sotto il letto. Per me e il mio amico Jed quelle armi sono state i nostri giocattoli”.
“Un giorno, avevo 12 anni, entrai a casa, mamma e il compagno stavano sparandosi in vena l’eroina. Ho urlato al suo boyfriend di uscire, lui mi ha picchiato con una mazza da baseball e mi ha spinto fuori a calci. Da allora non sono più tornato a casa. Sono andato da mio fratello Sunny e ho cominciato a piangere. Lui mi ha detto: “Non preoccuparti, dimentica, metti tutto quello che hai nel surf e te la caverai”. Così mi sono trasferito da lui, ho dormito sul divano con i suoi amici, abbiamo preso casa insieme e il resto è nel documentario. Non ricordo nient’altro della mia infanzia, se non che a 13 anni ho cominciato a fare surf e non ho più smesso”. Koby diventa il padrone delle onde. Il divo ribelle che viene dalla periferia del mare. Il più pazzo. Ha una bella faccia, soprattutto vera. Si butta tra le rocce, si taglia, ma riemerge, si ricuce, si ributta. Adrenalina stupida ma meravigliosa. Il fratello Jai invece pare uno che non c’è molto con la testa.
Il nome Bra Boys è un diminutivo: sia di brothers che di Maroubra. Per la polizia i Bra sono una banda di criminali e di gangster del surf. Il 22 dicembre 2002 i Bra e la polizia si ritrovano nello stesso edificio, ma su piani diversi. I Bra festeggiano il ventunesimo compleanno di uno di loro, Mark Matthews, la polizia celebra la vigilia di Natale. Nessuno si vuole bene. C’è uno scontro, feriti e sirene nella notte. I Bra sono duecento, lottano come disperati, vincono. Nel 2003 c’è un’altra notte buia e tempestosa: Jai Abberton, ora 32enne, è in macchina con Tony Hines, un altro della gang. Discutono per via di una fidanzata. Tony ha un carattere difficile e aggressivo, quasi psicopatico, si è fatto cinque anni per stupro. I due litigano, Tony è seduto davanti. Bang, bang. Colpi nella nuca, da dietro. Tony si accascia, il suo corpo viene ritrovato in fondo al mare. È volato giù dalla scogliera, già morto. Jai non nega: “Era pieno di odio, mi minacciava”. Passa due anni in carcere, nel 2006 il processo stabilisce che è stata legittima difesa. Intanto è finito dentro l’inchiesta anche il fratello Koby, con l’accusa di falsa testimonianza. Il giudice lo condanna a 9 mesi e sorride: “Sospendo la sentenza”.
I giurati baciano e abbracciano Koby, orgoglio dell’Australia nel surf. I Bra sono di nuovo liberi. Loro sono buoni, il cattivo era l’altro. “Abbiamo cominciato a controllare la nostra zona, non volevamo girasse eroina. All’inizio eravamo in venti, ora siamo quattrocento. Sapevamo di una casa, dove alcuni spacciavano, ci siamo andati, li abbiamo cacciati. Il quartiere grazie a noi è migliorato, adesso ci sono i bar, i caffè, ci vengono le famiglie. È bello avere sempre qualcuno che dà un’occhiata alla comunità, noi non ci lasciamo mai soli”. Il motto dei Bra è che ce la devi fare, senza paura. Ride or collide with us. Devi spingerti dove c’è il successo.
“A Maroubra non c’è scelta. Puoi fare il calciatore, il pugile, il surfista, ma devi sempre sforzarti per superare i limiti e diventare il numero uno. Altrimenti non è il quartiere per te”. I Bra esercitano diritto di proprietà, controllano la spiaggia, chi entra ed esce. Nel dicembre 2005 i fatti di Cronulla quando la banda attacca un gruppo di libanesi colpevoli di aver visitato il loro mare. Anche il surf non vuole stranieri. È una guerriglia razzista: come si permettono? Poi la pace tra le comunità, siglata con modi mafiosi. Maroubra diventa sempre più cronaca nera, però anche sentimento di appartenenza.
Ora la fratellanza è diventata un brand alla moda, si chiama My Brother’s Keeper. T-shirt, tatuaggi, tavole, occhiali. “Noi Bra siamo legatissimi, possiamo anche litigare, ma facciamo subito pace. Abbiamo attraversato insieme i pericoli e ne siamo usciti. Se non hai qualcuno a cui stai a cuore è difficile fare strada, trovare i mezzi. Se sei di qui, tutti ti guardano male, e finirai di sicuro in prigione. La vita non ti lascia altra scelta, ti indicano come un delinquente e finisci per diventarlo. Quel ragazzo, Hines, era uno stupratore, un killer, uno disturbato. Io ho avuto paura per Jai. Sapevo che sarebbe stata dura difenderci, noi non eravamo perbene, noi non eravamo educati. È sempre facile scagliarsi contro i rifiuti della società. Noi parliamo male, siamo ignoranti. In tribunale è venuta ad accusarci gente che nemmeno ci conosceva. Hanno testimoniato contro Jai, dicendo che era un drogato. Abbiamo chiesto esami clinici e dimostrato che Jai era pulitissimo. La cosa peggiore di tutte queste udienze è stata restare chiusi in tribunale per giorni e giorni, senza poter surfare. Ho resistito solo perché con la testa rivedevo le mie onde preferite. E non sentivo i giudici, ma il rumore del mare”.
Nel documentario firmato da Sunny Abberton e da Macario de Souza detto Macca, brasiliano, anche lui surfista, c’è quasi tutto. La tribù che si denuda davanti alla macchina da presa e mostra segni e cicatrici di pallottole e coltellate. Perché se sei un Bra devi per forza esserti scontrato con qualcosa e qualcuno. L’attaccamento alla nonna, unica figura femminile a cui si vuole bene per sempre. Le ricerche per l’onda perfetta e poi via tutti in camper. Gli squarci sulla pelle di quando si viene sbattuti via in malo modo, come un moscerino, da un mare che non ti vuole e ti spezza le ali.
Ci sono anche i giochi stupidi dei giorni da calma piatta, le feste di bambini che non sanno crescere, lotte, pugni, testate, ubriacature, risse, petardi nei costumi altrui, e poi l’atto sublimale, darsi fuoco con la benzina e buttarsi giù dalla scogliera. Gavettoni pericolosi, poche donne, solo di contorno. Perché i Bra sono guerrieri machi, sempre a tu per tu con l’eroismo da onda.
E Russell Crowe ne è rimasto colpito: “Non ho chiesto soldi per fare la voce narrante del documentario. Quando ero ragazzo e lavoravo per mantenermi, avevo degi amici di Maroubra, conosco la zona. Anche se non sono un surfista, e in acqua ho la grazia di un pinguino ubriaco”. Forse Crowe passerà anche alla regia, c’è infatti un progetto per sviluppare il documentario, come è successo per Dogtown and Z Boys, storia di un mitico gruppo di skater di Venice, California, diventato il film Lords of Dogtown. Perché ora Maroubra è diventata tendenza. E si parla dei Bra Boys come nuovi eroi, esempi per la gioventù, ora che un campione come Ian Thorpe ha lasciato il nuoto. Fino a dieci anni fa nessuno a Sydney diceva di venire da Maroubra. Tutti si vergognavano. Voleva dire essere disgraziati, avere l’accesso rapido al carcere di Long Bay Gaol, senza possibilità di rivincita. Adesso l’immagine di Maroubra è cambiata, è meno cattiva, meno cupa, anzi affascinante, grazie al documentario.
Il punto di ritrovo dei Bra è sempre la spiaggia (lato sinistro) e il bar del Maroubra Bay Hotel dove alle toilette per indicare uomini e donne c’è il disegno degli slip. La tribù la riconoscete perché ha il nome Bra tatuato sul ventre e perché nei negozi è diventata una merce. I fratelli Abberton, prima in bancarotta, ricercati ad Adelaide anche per furto, hanno firmato contratti consistenti. Soprattutto Koby, un milione di dollari come testimonial di occhiali. Da piccolo gangster a grande star, sempre più in trasferta, ora si fa vedere in giro con Paris Hilton. Non ha più molto tempo per volare sulle cime del mare, ma ha Maroubra sempre in fondo al cuore. “Veniamo dalla spiaggia, è stata la nostra scuola, vogliamo che continui a esserlo. Maroubra non deve essere discriminata. È aperta a tutti. Per questo abbiamo organizzato un fondo che aiuti i ragazzi più poveri”. Santi Bra, la conversione dei teppisti delle onde, dalla spiaggia allo schermo. Ma la cosa più bella e più vera del documentario è Koby che scorrazza sotto le onde ciclopiche in un posto dell’Australia occidentale. Una parete d’acqua che mozza il fiato. E il suo miscuglio di follia, bravura, voglia di vivere e di morire. Passando sotto la curva dell’ultimo mostruoso cavallone.

Per saperne di piu’:
Articolo originale www.dweb.repubblica.it
www.braboys.com.au

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