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Marcelo trekinho, intervista

Di Nik Zanella / SurfNews Magazine
Foto: Ronchini / Veltra Courtesy
Recentemente Marcelo Trekinho, atleta brasiliano del circuito professionistico ASP/WQS, di ritorno da alcuni contest in Francia, si è fermato in Italia ospite dello sponsor Veltra. Noi di Surfcorner lo abbiamo raggiunto, insieme al suo compagno di team Federico Vanno, per realizzare riprese per il prossimo video SVM 3. Purtroppo durante la settimana di sua permanenza, in tutta Italia c’era poca onda, nonostante ciò Marcelo, ugualmente entusiasta di surfare in Italia, ha dimostrato come si possa dare spettacolo anche su onde piccole letteralmente volando! Treko si muove sulle onde, grazie anche al suo peso contenuto, con leggerezza e velocità, e riesce a staccare aerials incredibili anche su onde di 30-50 cm. Qui sotto qualche scatto di Ronchini, gentilmente concesso da Veltra. Le sequenze sul prossimo video Surfcorner Video Magazine 3.
Per l’occasione SurfNews ha raccolto questa intervista che pubblichiamo.

Come è crescere, surfista, in Brasile? Raccontaci degli inizi e del tuo home-spot e del tuo background sociale.
La mia passione per il surf è nata nel beach-break di Leblon a Rio de Janeiro. Quando ero piccolo le onde di Leblon mi sembravano enormi. Ho cominciato a fare surf seguendo i miei amici che facevano skate ed iniziavano allora a surfare. Crescere a Rio è stato molto bello, ho frequentato varie scuole ed ho conosciuto molte persone. Io vengo da una famiglia di classe media, non mi è mai mancato niente ma neanche eravamo ricchi! Ho imparato a rispettare gli altri e stare lontano dalle droghe grazie a mia nonna. Io e le mie sorelle vivevamo con lei ed è stata una persona molto importante nella mia educazione. Quando morì ero appena passato professionista, fu un periodo difficile ed ero senza soldi. Chiesi anche di lavorare in un surfshop, poi le cose migliorarono e cominciai ad avere buoni sponsor grazie ai risultati nelle gare.
Quali vantaggi e quali svantaggi ci sono ad essere brasiliano in un mondo delle gare dominato da americani ed australiani? Si parla spesso dei surfisti brasiliani come aggressivi, cosa c’è di vero?
Nel circuito i brasiliani devono passare le batterie per apparire e sopravvivere e per questo a volte siamo aggressivi, dipendiamo dalle gare per continuare a vivere di surf. Molti brasiliani poi fanno lotta e non hanno paura ad usare le mani. La fama di aggressività deriva anche da questo. Vantaggi ad essere Brasiliano? Ogni volta che uno di noi ha bisogno ci uniamo, parliamo tutti la stessa lingua che americani e australiani non capiscono, ma noi capiamo loro! Siamo piu allegri, ridiamo sempre e le donne sono piu attratte da noi. Gli svantaggi sono legati alle gare dove a volte veniamo discriminati. Noi brasiliani siamo presenti nelle riviste internazionali almeno quanto americani ed australiani però i nostri prodotti/marchi non incassano quanto i loro.
Come si intrecciano i problemi sociali del Brasile con il surf?
Il surf in Brasile non è solo per ricchi, esistono molti progetti nelle favelas per insegnare ai bambini a prendere le onde. E’ piu difficile per un ragazzo della favela conquistarsi uno sponsor, ancora ci sono pregiudizi su questo, le aziende vogliono un atleta con una immagine pulita. Questo accade anche in altri sport non solo nel surf.
Cosa ne pensi della scena surf Europea e dei suoi surfisti? Che similitudini trovi con quella Brasiliana?
Il surf europeo, come quello Brasiliano è abbastanza giovane. Il livello degli europei sta alzandosi di stagione in stagione e di sicurò crescerà il loro numero nel circuito. E’ solo questione di tempo.
Che importanza hanno per te le gare? Raccontaci il tuo escursus competitivo e le tue ambizioni per il futuro.
Ho cominciato a partecipare al circuito WQS a 22 anni e questo è il mio terzo anno. Il circuito è un gradino importante per un atleta, si surfano le onde migliori al mondo assieme ai surfisti migliori: è molto importante per la crescita professionale di un atleta. Voglio completare il tour e fare le gare che mancano, tra poco ci sarà la tappa delle Canarie. L’accesso ai top 44 è il mio obiettivo.
Hai altre passioni al di fuori del surf? Qual è l’ultimo libro che hai letto?
Mi piace molto fare skate, ne ho appena comprato uno nuovo e sono andato dritto allo skate park qui a Rio. Vado anche in palestra e faccio nuoto, al momento sto leggendo il libro sulla guerra di Troia, molto bello.
Surfi diversamente se sei in gara?
Cerco di surfare le batterie come se fossi in free surf, adoro surfare bene ed impressionare tutti con il mio surf, se perdo ma ho surfato bene non mi innervosisco. Mi arrabbio di più se passo una batteria senza mostrare quello che so fare.
Come ti sei trovato in Italia? Cosa auguri alla scena italiana per il futuro?
Ho visto che c’è molto interesse a rendere il surf sempre piu serio, credo che in alcuni anni l’Italia potrà diventare piu professionale del Brasile dove ancora c’è molta gente che pensa solo al denaro e non s’interessa alla crescita dello sport. Dal punto di vista della qualità della vita, l’Italia è meglio di quello che immaginavo. Pensavo che fosse come la Francia ossia piena di gente sofisticata ma è totalmente differente, passando tempo con Federico Vanno ed i tanti amici italiani ho capito che siete simili a noi per tante cose. Il cibo è meravilgioso. Pranzi e cene non finiscono mai e c’è sempre qualcosa in più. Sono rimasto inpressionato dalla città di Roma, le rovine ed il Colosseo, tutto molto differente dal Brasile. Roma mi è piaciuta molto e vorrei tornarci.

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